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fattori involontari

 

Dedicherò
quest’astrazione grande che si accinge
a definirmi senza definire
a formare una cosa, ma non so ancora quale, qualche cosa
la cui informalità non mi ricordi altro che l’olio sparso sulla tela,
il messaggio, il fantasma, un vento piatto,
un impreciso, dunque, senza dire, poco meno di quello che avrò detto
alla mia sedia, al cavalletto, al sogno
e alla veranda che sostituisco con qualcosa di inutile
uno straccio
per pulire la mano, la teiera
dove qualcosa ruota come il mondo
e il cucchiaino un vortice
di cui seguo la forma che scompare
ogni volta che gira
la testa, il mio volere, il mio disagio
per le generazioni
il mio passaggio
senza formare altro che un tornare
a ricoprire tutta questa sera.

Walpurgis Night 1935 by Paul Klee 1879-1940

Walpurgis Night 1935 Paul Klee 1879-1940 Purchased 1964 http://www.tate.org.uk/art/work/T00669


Alle volte segnali

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A prima vista sembravano puntini

come quando le luci

non sanno esattamente illuminare.

D’altronde

con le stelle non è diverso.

In seguito avanzando

si poteva pensare a dei segnali

ma la stagione esclude

e senza vento

tutto cade a strapiombo.

Forse barlumi

o riverberi

quando qualcosa è stato

ma il mondo dovrebbe essere a rovescio.

Ali

se la stanza volasse

ma i lucernai stanno nelle soffitte

quando cade la notte

e spegnere non è  facoltativo.


tra milioni di tempo

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Mentre la notte lava le sue sere
io frugavo la terra
tra milioni di tempo
e nulla mi restava tra le mani.
Quindi l’alba.
Ed eravamo tutti frastornati.

(immagine di jamie heiden)


Euridice non abita più qui

C.V.Holsoe

Euridice non abita più qui:
non mi fido del vento.
L’ultima volta aveva i tacchi alti
e questo mi facilitava
ma l’odore faceva paura.
Niente da fare,
non abita più qui,
d’altronde neppure io
né so dove mi trovo,
probabilmente a metà di un orizzonte
che mi sono stancato di completare.
Poi ti vestivi come fa una donna
(quelle figure ignote che ti giri
per guardare indietro).
Io ti chiedevo: “passano?”
gli uccelli come gli anni.
Sospiravi:
“non penserai di rimanere illeso”
ma restavo tranquillo.
Io sono nato a nord del tuo sorriso
dove il vento mi sposta
e non ho altro.


la serata

matisse

è stanchissima questa mia serata
senza telefonare al padreterno
o una donna di strada
per arginare almeno la disfatta
di una notte che avanza
lunga quanto un’attesa d’infinito


un amico che non vedevo da tempo

quindi la compagnia si discostava
leggermente svasata
magari tremolante a volte blu
o non sarebbe il caso di partire
e aspettare che torni.
La voce non aveva conseguenze
nelle grida notturne
e il mestiere diverso delle foglie
si rivelava autunno
come le cose cadono cadendo
questi casi del mondo
e riversare non è mai possibile
ombra di sosta: notte.
Si faceva d’incanto
non saprei dire cosa
ma forse è solamente il mio cancello
o qualcosa di simile
un appena
che sovrastando cede al mio fluire
lastra di pioggia compattava il cielo:
e lungamente.


amen(o)che

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asceticamente compromesso
sposto la fondazione
verso ignoto
consulto
forse vento.


dopo gli ultimi fatti

P-KLEE-FUNAMBOLO-PART-1923

(klee)

non sono una strada pecorcorribile
una discesa una salita un rododendro al pascolo
né una tortuosa spiraloide d’occhio
una corrente oceanica
un mandolino che ha perduto il golfo;
io sono un nulla, cazzo, non viaggiate!
neppure in ascensore in limousine a dorso di somaro
non ho niente da offrire
sono dimenticanza vacuità leggiadra quanto inutile mancanza
l’amore cupo senza capinere
un sussulto al contrario
una caduta che non sa cadere
sono il volto di Dio quando cancella
e chiude la parola in un convento
senza altro da dire.


a volte

 

 

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(g. pacheco)

 

quando ti imbatti

nell’inutilità

tanto vale trovarsi un fodero

per passare la sera


Festival blu

Monet ninfee

(C. Monet, Ninfee)

Vento mulina intorno. Macinare.

A proposito: non ammetto interferenze di sorta.

Intanto: notte bullona passi

(significa piedi incollati al suolo e lungo muro)

mentre si afferma:

sembro quello che sembro dunque sono.

Soprattutto quando le pozze riflettono frammenti:

chi c’è sotto i piedi nell’acqua?

E notte aspra scarica fusioni

di fulminante amena nudità.

Pertanto: collezionare ombrelli.

Anche balle volanti

generalmente d’ordine svariato

(dell’identità ho già detto: conta poco).

Beghe anche = fosca vita .

Dunque, come cantare serenate alle capinere

quando l’ora declina?

E tracannare astri

per piacere di niente e vacuità.

Notte diffonde viola e vento allevia

preponderante stolta assiduità.

Tensione astrale del corpo verso l’alto:

scegliere mete dove non c’è troppo

(cadere cadere cadere…)

Risollevarsi ora

verso spazi lontani

dove sistemi tessono preghiere

nel flusso piombo fuso del presente

ed il passato che torna per svanire.

Del futuro non parlo: non esiste.

Restare a galla, allora.

Idea idrogena

come anatra libera da stagno.

Peccato la gamba rotta

e l’ala gravemente frantumata.

Cielo scosso stasera.


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