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un grande sonno

Interior-1869-Edgar-Degas

Se si ponesse l’alba
come a trarre
o la notte distesa
una proposta ed una suggestione
se mi venisse una diversa sera
mi colmerei di te
pallidamente
ed invitandoti
ci vestiremmo per la circostanza
e un grande sonno.


lettera ad un affanno

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Carissima

mentre la luce vola e il tuono insiste

oltre di là sfuggente

eppure adesso

come se fosse vero questo mai

ti invito a fare i tuoi preparativi

nel tempo che rimane.

Capirai

segnali ed intenzioni

gli accenni ormai precisi

mentre la chiave sfuma e l’universo

si stordisce di forme

parafrasando

lampi

sostegni

ombrelli senza manici

sempre sfuggenti

sogni.

Difficile restare indifferenti

si rischia di smarrire

ogni riferimento già deciso

e fondersi

con l’idea d’infinito

che non giova ai confini

alle notti stremate dagli amanti

alla malaria

e rende questo mondo esorbitante

una specie di ruota

che ti gira

e l’ascensore non ha sopra e sotto

valica

da una città nell’altra

senza sosta di tempo.

Fosse destino già lo capirei

ma come sai

abbiamo depennato

certe parole ambigue

e se il tempo ripete i suoi percorsi

non è colpa del vino

e tuttavia

la volontà desiste

e per quanto s’appigli

a testi evoluzioni indipendenza

ammette l’impossibile stortura

e per questo s’adagia

dove il finito duole e l’incontrario

spande incapacità senza rancore.

Da parte mia

sollecito le ore a definire

campi d’asciutto

recinti

processioni

fodere senza abiti di lana

che si suda, si suda

e la vestale è sempre accanto al fuoco

dove la trovi se ti va di andare

per una passeggiata senza scarpe

e le mutande a casa

come se fosse quello che rimane

mentre tu

che disinvesti il mondo

scrivimi appena puoi

forse la notte

e desiderio spento fronteggiare

l’inutile del fatto

che almeno si rivesta di cadere

e limite

prepararsi a partire.


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