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privo come sono

Oltre l’orma del nord
non si vedono uomini
e il vento non ha anni
e adesso
privo come sono
faccio da sponda al mare
e a sera
m’asciugo questo freddo.

foto di jamie heiden

(immagine di jamie heiden)

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vecchi fiori in soffitta

immagini-di-rose_NG1

S’aggirava

un tramonto scarlatto a sogni d’oro

vecchi fiori in soffitta

qualche rosa

che mi ha portato l’alba

inaspettata

perché la sera non sai mai se torna

e di giorno la sera.

Poi s’infittiva l’aria come pioggia

tra le persiane

un filtro inattuale

che sbrigano un mestiere d’apparenza

ombra penombra schermo protezione

ma filtravano gocce

e non potevo fare a meno di pensare:

vivranno ancora.


Dal ponte

Lyonel_Feininger_Greifenberg_Stadtmauer[1]

Dove si fermerà
questa città
lungo la vista che si sporge
e il fiume
inconsapevolmente decifrato
ogni sosta di ansa
dove ti aspetto in una corsa fiato
e la scia
di una prossima volta


lontananze

A tutto ciò che mi è lontano

 


Ma c’è ancora qualcuno

clausen 2

C’è ancora qualcuno che viene a leggere le mie cose

senza alcuna ragione

mentre l’onda s’abbassa e s’allontana

un moto indietro che mi chiude il petto

scarso

come il respiro.

 

Me ne accorgo la mattina

e non posso fare a meno di pensare

che forse sarà mia madre dall’eterno

o qualcosa di simile

dato che da queste parti

il silenzio intontisce fino a sera

quando ti piego sotto le lenzuola

ti carezzo i capelli

il sudore che inevitabilmente cola

sposto il mondo

e aspetto

che tu dorma nella mia mano

e un sogno ti soccorra.


Da lontano, se posso

renoir 1

Ora sarebbe fresco
ma non sono sicuro di ricordare
e la notte una cosa senza ali
se mi trovassi altrove
ad inseguire cigni
che sanno dove andare
se inseguissi
e magari l’ho anche fatto
ma questo lontano è lontano
e le tracce
un fumo di parole
se almeno ci fossero le stelle
contro cui si stagliasse
amore mio
questo cielo ingrigito
questa sera
e il crepuscolo di un dio senza parola
d’altronde con le stelle non è diverso.


Da lontano una vita

Chagall-Il-Violinista-1913

La vita poteva essere diversa, Maria:
un’altra vita.
Si poteva ad esempio vivere nelle Grottesche
e sottosuolo spingere
la luce alle finestre:
sormontare.
Si poteva variare: astri, destini, innominata fonte;
al fosso delle Madri scivolare
altri canali
e fango addolorato risalire
dove inventavo spiagge
di cui conto i granelli, invano sempre,
perché mi piace il vento.
Vento allora. E tra cavalli a dondolo svelare
le orecchie delle donne tra i capelli
e baci a lingua lunga verso il collo
nascondimenti antichi
vesti d’anima
sera.
Dunque sera. Dove sferrare mondi a dismisura,
che di questo ho già fatto colazione
e non respiro.
E se potessi allora respirare
dovrei dire a qualcuno di non farlo:
non costringermi solo a immaginare.
Avremmo scritto.
Tu l’hai capito, cara:
io la vita la scrivo.
Da lontano.


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