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da lettere mai recapitate

+The Artist's Wife in a White Interior

Se ci fossimo scritti in altri tempi
altre occasioni, ovviamente
e circostanze da dimenticare
come le solite noiosissime cene
cui eravamo costretti
o se mi avessi scritto da una spiaggia
mentre da quella accanto ti scrivevo
del profumo dell’erica la sera
e tu del vento
se annottando
ti avessi scritto senza una candela
da una stanza nel ventre di Parigi
e tu da Anzio
ci saremmo poi incontrati sulla strada
che conduceva a Brindisi
prima del solito imbarco per la Grecia
ma su diverse navi
altrimenti come avremmo potuto
scriverci
tu la memoria, io malinconia,
le parole che vanno
quando il potere commisera il silenzio
ed i miei anni spesi a contrastare
i delitti di Delfi
dove non c’è parola che somigli
a uno scambio di idee
se lo avessimo fatto.


schizzi di terra

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Noi ci cerchiamo come fa la mela
quando tocca la terra
e l’improvviso
di un’antica memoria.


A un amico annegato

 

Lei certamente avrà dato disposizioni
di non aprire la chiusa
che non si perdano papavero e memoria
lontanissimo in mare
oltre le spiagge scarne di Bretagna
e si ricordi chi si è sottoposto
a una rosa e nessuno.


luce d’inverno

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E adesso sono qui pieno di storie
da riposare nella mia memoria
ma mi spostano il tempo.


il portatore di lanterne

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(immagine di jamie heiden)

 

Aria di terra ai figli nelle case

e la memoria.

Io portavo lanterne.


ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e libri voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

 

ti chiederò che hai fatto

che non sia altro che dimenticare.


tra percezioni e vuoti

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(immagine di  Luciana  Riommi)

D’improvviso si diradò la coltre
e l’astro
nato come da nulla
irraggiò i propri attimi pulsanti
verso il luogo nascosto del silenzio
e l’altro verso del se stesso ignoto
porgendosi
per chiunque avesse voglia di raccoglierlo.
Chino sul desiderio, m’improvvisai di carta
per distrarre la luce mattutina sulla notte fuggente.
Così d’impatto sembra un fatto isolato;
in realtà, ogni notte.
Non c’era che un ricordo accavallato
a un fratello nascosto;
scegliere, però, dipende da improvvisazione.
O lampo.
Dunque t’imponevi.
Occhio allunato faceva il mio distante sopracciglio
cui la palpebra non dava alcun appoggio
e la visione
per lo meno un azzardo.
Quanto al resto, dipendeva da te
che ti azzurravi senza scomparire
con le tracce invernali dietro i passi
e cigni
come un volo di luna.
Ti percepivo come un’ora piccola
uno sciacquio
un battito d soglia
un viandante senza piedi sulle acque
e neppure le ali.
Ma non chiedermi dove vanno gli uccelli.


o qualcosa di simile

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Non mi ricordo più di questa casa

o qualcosa di simile.

Eppure credo d’esserci cresciuto

qualche volta la vita

e mi ricordo stanze

le une nelle altre

tanto che m’inventavo un corridoio

dove lanciavo quel che capitava

così facevo finta di rincorrere qualche cosa

o la sorella che immaginavo quando mi serviva

a vivere il teatro che mi sentivo in testa

o forse tra le dita

o i piedi

che mi strusciavano contro un pavimento

fino a arrivare dove sta mia madre

bianca

come la farina

e mia nonna impastava gli odori

che mi abitavano quando c’era cena

e ricordo persino una bottega

o qualche cosa che gli somigliava

proprio sotto la casa

all’angolo di un angolo d’altrove

forse come le case

dove mio padre riparava

quello che capitava e altro

e dalla terra costruiva vasi

o quelli che mi sembravano

uomini di fango come il fango…

possibile che mi sia inventato tutto questo?
Ah, la memoria gioca brutti tiri

come questa sirena che mi striscia

e mi trascina

sibila

dove una volta c’era una città

o qualcosa di simile.


ricordo

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(Christian Hetzel, Memento 13)

 

mi ricordo di te mentre passavi
al ritmo di un lentissimo ostracismo
mi ricordo di te
notte regina
che vieni
e mi trasporti
non so ancora.


lungo il fiume e lontano

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(j. heiden)

Vento nell’ora piccola strusciavo

terrazze nella testa

tu vicino

ed una coltre di pensieri dentro

mossi

come lungo i capelli e le giornate

sponde del parco grande

non cammino.

Molte voci sospiri irregolari

come a sfogliare l’aria

tu vicino

le mie generazioni da lontano

passi

come eco distante

e volti ad affacciarsi nella sera

per capire l’umore e se parlare

dalle finestre delle apparizioni

non la distanza dei significati

che cercano da me quel che non hanno

ma non ho voglia

stanno

e deviando cerco la tua mano

lungo il fiume che passa

io lontano.


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