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lettera a nessuno

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Ho negato di aver scritto di te

perché non avevo tempo

o più semplicemente non avevo il tempo

perché il tempo non si può avere

come non si possono avere le corolle

che nascono di pomeriggio

perché niente nasce di pomeriggio

né posso avere quello che mi accade

perché è subito accaduto

e quello che accadrà lo scriviamo la sera

quando tutto è successo

e tu non ci sei.


vento di mare di una notte al sole

 

 

Emil Nolde - Notte al chiaro di luna, 1913

(Emil Nolde – Notte al chiaro di luna, 1913)

Generalmente statico, io mi scrivo di me per non dormire, che il mondo è un sonno enorme e mi riparo all’ombra di menzogne costruite, una scelta di fuga, precisa quanto l’attimo che sfuma e come tale inutile.
Mondi alterni: questa la decisione. Possibilmente vite alternative di cui sono padrone d’illusione, ma la mia cifra, precisa quanto il nulla che m ‘insegue, si presenta: scrive di me di nulla.
A volte scrivo voi, fantastiche figure alternative, donne di giorno notte pomeriggio e se potessi: ancora. Nulla mi è più gradito delle donne . Una di queste aeree figure in camicetta bianca e gonna nera sopra le ginocchia è per me di un erotico sfrenato. Sogni di sogni dentro ancora sogni. In pratica: sognare. Scrivo di donne, scrivo delle donne. Chi non le ama è pazzo!
Vi faccio viaggio, valigia, conclusione. Facco di voi: vi faccio. Vi faccio voce, consiglio, perdizione. E voi lasciate fare. Non è soltanto eros: io vi adoro. Vi attribuisco tutte quelle cose che forse avete o non avrete mai. Vi spoglio di terrestrità. Ma siete terra. Questo solo alla fine.
Dicevo: sbugiardare questo volgare intimo rappreso chiuso bastardo solo divisione, banalità selvaggia, sconclusione, vuoto di vuoto privo di alcun senso. Alle corte: mondo.
Personalmente provo un certo disgusto. Si, senz’altro: proprio schifo. Mi fa schifo l’ignobile assodato privo di discussione. Mi fa schifo l’ingordo, il senza senso, la violenza patita e perpetrata e tutte quelle cose mattutine di cui ci si riveste per uscire. Detesto l’inutile assemblato: folla.
Donne dicevo. A colazione a pranzo a cena doppia. Donne comunque, senza soluzione. Cioè, dicevo: donne per respiro. Donne di donne dentro forme donne. Quando non siete pazze.
A volte siete anima: mi sperdo.
E allora seno e seno, ancora seno. Non tralascio il restante: strade, verso il mistero. Ma per favore, quando incombe la voglia e il corpo è un rosso fondo senza senso; il viola dell’assente si presenta e mi sorpassa senza che io possa: 1. sollevare la testa; 2. chiedere perdono; 3. cercare ancora Dio; 4. ancorarmi a una sosta; 5. ricordare un ricordo; 6. riflettere un riflesso… non fatemi annottare:  una carezza.
Dopo vi scrivo.
Un impegno sbiadente. Come le nuvole, l’alba, il temporale, le frasi, le promesse, le illusioni; le stelle, le nottate, le lenzuola; i sussurri, le orecchie, il dormiveglia, le brevità congenite, la mamma, vento di mare di una notte al sole e questa infanzia che non sa morire.
Consiglio di rivolgersi al consiglio più vicino. Quindi, voltare pagina, senza mettere il segno. Il dubbio è una catena di montaggio: pozzi di pozzi all’infinito pozzi. Non pensate si arrivi. Ogni invenzione è sempre insicurezza nata per costruire forma al vuoto. Ma non si chiude mai. Io sono un vuoto che cade nel suo vuoto. Mi scrivo spesso: per sapere che cado.


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