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notte all’occaso

Defaced Rothko at Tate Modern

E per quanto io giri nel profondo
verso contrario al solco della sera
questa diminuzione mi raggiunge
notte all’occaso
e diluite forme
portano indietro tutte le mie ore
e mi rivedo dove siamo stati
volti sfuggenti
e nati
in un malore
quando ci partoriva questa terra
l’ultimo giorno prima
e adesso
e dopo
immenso il mio torpore.


anime

r01

Comunque si accostava
come una conseguenza inevitabile.
Noi restavamo immobili
in assenza di vento
mentre la notte si aggirava in alto
con la solita faccia della luna.
Tu mi apparivi argentea
e il tuo respiro
come un vapore inedito.
All’alba: prima pioggia.
Incerto ti chiedevo:
nasceremo?
E il tuo sognare insolito:
forse una prima mossa.


mediterraneo

onde

(immagine del web)

Me lo porto di taglio di prospetto
o in una cucitura della vela
come fosse un andare
dove l’acqua si perde in forma d’acqua
e la terra vacilla
tra fratture di semi e oscillazioni
diverse le stagioni:
non restare.
Me lo porto a bisaccia quando il vento
muove le mie prigioni ed i torrenti
spargono
polvere di montagna
frasi oscure
e gli attimi recisi dalla vita
perduta
la mia maledizione di sognare:
rimestare.
Me lo porto di sera quando piove
per ripararmi dalle angolature
di gronde dei palazzi e scarse stelle
io mi porto la pelle
che sono nato dove c’era sabbia
e la malinconia fitta di sera
porto una cosa che non sa parlare:
ricordare.
E te lo porto quando mi distendo
a bagnarti il cuscino
fraintendo
le tue lacrime azzurre ad ascoltare
vento di me che piego e mi ritraggo
onda
che dipingo e trattengo
nella mia vocazione:
ritornare.


giorgio manganelli

riflessi

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 

Io mi divido
in giacca e calzoni e cintura
e ancora mi disgiungo
in cravatta e camicia
e mi scindo in cranio, in polmoni,
in visceri e pube,
e mi distinguo
in ogni cellula
che senz’amore s’accosta
ad altra cellula.
Così, casualmente, sussisto:
poi chiedo in prestito
la forza che congiunge
l’uno all’altro i miei volti possibili
all’improvviso sacramento
d’una chitarra,
al riso dell’amico,
allo squillo consueto del telefono,
nell’attesa distratta
d’una voce che perdoni la mia spalla,
la mia gamba, la mia dolce cravatta:
nell’oziosa attesa
del sacramento della nascita.

Giorgio Manganelli, per me uno dei maggiori scrittori del novecento, dotato di sguardo acutissimo e ironia inevitabilmente sovrumana dato che non amava frequentare l’umano tranne che nelle forme della scrittura, dove riduceva l’uomo non all’essenziale ma all’inessenziale, perché per lui non esisteva nulla di essenziale.

 


23 ottobre

Caravaggio_-_David_con_la_testa_di_Golia

siamo perduti
se non sciolgo le mani e non confesso
l’ insostenibile frattura
forme di labirinto
e maschere
al santuario basso
dove persino dio non mette piede
e cercavo almeno di nascondermi
al transito a scomparsa
che percepivo a fiuto
dalla stanza segreta di mia madre
nelle grida
il clamore
il tintinnio dei ferri
mentre tentavo almeno di spiegare
il mio scompenso
l’indignazione
il furto
di questa mia distanza
da un futuro legato al suo passato
prima che ancora
e nell’indignazione
io mi giravo ad angolo
e mi coltivo
e stanco
mi dimeno.


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