Archivi tag: nome

Mark Strand: Il mio nome

de pisis 10

Una sera che il prato era verde oro e gli alberi,
marmo venato alla luna, si ergevano come nuovi mausolei
di strida e brusii di insetti, io stavo sdraiato sull’erba,
ad ascoltare le immense distanze aprirsi su di me, e mi chiedevo
cosa sarei diventato e dove mi sarei trovato,
e quanto a malapena esistessi, per un attimo sentii
che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii
il mio nome come per la prima volta, lo udii
come si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante
come se appartenesse non a me ma al silenzio
dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato.

Da: L’uomo che cammina a un passo avanti al buio Poesie 1964-2006 di Mark Strand, Oscar Mondadori, 2011 traduzione di Damiano Abeni


i nomi nella terra

cose di nulla

(immagine di luciana riommi)

E’ venuta una sola persona
l’altra notte
ai richiami
dove gli angoli danno il capogiro
e non si muove
l’asse
della terra.
E’ venuta da sola
perché era una persona sola
e mi ha chiesto “puoi nominarmi?”
ma io non potevo farlo
perché non avevo l’acqua
e senza l’acqua che trasporta i suoni
tutti i nomi cadono nella terra.
Ci siamo messi a scavare:
molti erano stati dimenticati.


al prossimo passaggio della terra

2525490744

Quindi annottava:
come sapessi scrivere.
C’erano le astensioni a senza sera
con gli angeli addensati
e si chiedeva
da parte di nessuno
dove fosse la luna
e il portone di casa
una traversa
piena di notti insonni e clandestini
dove trovare l’acqua benedetta
l’aria
la sorte
la voce di una figlia
e il nome di una stella nata appena.
Si chiedeva di te senza parlare
come fanno le stelle
che spiano
profondamente dietro il tuo profondo
e un nome
s’aspettava illegittime risposte
che a loro volta stanno dove tace
questo sibilo azzurro dietro il vento
ma tu che ne fai parte non chiedevi
come d’altronde io
e attesa
come fanno i destini
al prossimo passaggio della terra.


mark strand: il mio nome

164641373-2f4ed352-3277-4e50-97eb-e7c4a7ba4acc

 

Una sera che il prato era verde oro e gli alberi,
marmo venato alla luna, si ergevano come nuovi mausolei
di strida e brusii di insetti, io stavo sdraiato sull’erba,
ad ascoltare le immense distanze aprirsi su di me, e mi chiedevo
cosa sarei diventato e dove mi sarei trovato,
e quanto a malapena esistessi, per un attimo sentii
che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii
il mio nome come per la prima volta, lo udii
come si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante
come se appartenesse non a me ma al silenzio
dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato.

Da: L’uomo che cammina a un passo avanti al buio Poesie 1964-2006 di Mark Strand, Oscar Mondadori, 2011 traduzione di Damiano Abeni


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: