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come un sasso negli anni

lalla 11

(foto di luciana riommi)

Una volta ci eravamo abitati
quando ero nato e mi nascevi dentro
come fanno le immagini all’inizio,
una piccola strada,
che non ritrovo salvo che pensando
a questo nostro grande smarrimento
e non ti cerco più, né la mia forma
di un ricordo di allora
coi pantaloni corti e gli occhi grandi
come pensavo avesse la madonna
che vedevo sui muri
– tu senza santi, vicoli ed altari –
io come uno che si guarda addosso
come un sasso negli anni.


Riparazioni (revisited)

Dalì

L’altro giorno una signora andata, di quelle che non t’aspetti, piccola a fiori diluita all’osso, m’ha portato una sveglia senza ore. Le ho chiesto cosa volesse farne: m’ha risposto di lasciarla dormire. Io l’ho messa in custodia. Dorme da sempre: non si può fare altro del passato.

Colleziono distanze: una fatica enorme.

Prima di riparare, spesso interrogo cose. Esempio di interrogazione: cosa vorresti diventare? Nessuna che confermi la natura dell’essere accertato in cui si trova. Sospetto smanie.

Ho un martello, una sega, un’occasione che tengo con la testa sotto il banco. Quando mi chino ci guardiamo appena: ci frequentiamo poco. A volte ci mostriamo i documenti, tanto per confermare.

Quando mi annoio faccio passeggiate. Se inciampo, riparo piedi e sassi. Se perdo tracce, le ritrovo in bottega, come se sapessero da sole dove andare. Ci spieghiamo per bene: che non accada più. Succede sempre.

Quando suona il telefono riattacco.

Taglio fotografie. Da una ne costruisco molte. È semplicissimo, basta indagare e ritagliare figure intere, strade, paesaggi, sfondi, ruote carretti case facce abiti d’occasione vicoletti cose di cose: cose. Non finiscono mai, tanto che devo proprio darci un taglio. Poi qualcuno protesta: m’hai rotto il mondo! Sì, ma ne ho fatto uno che non t’aspettavi.

Spesso mi tocca prenderli per mano. Significa che in quei ritagli ci sono anch’io. Qualche volta mi viene da pensare: sono un ritaglio. Taglio.

Gli amori me li tengo sotto il letto. Rassicurano, con diluito senso di mancanza.

Certe sere vengono farfalle. Salgono dalla riva. Chiedono ali grandi. Regalo loro l’immaginazione: possono andare ovunque. Quando frusciano, hanno un suono diverso. che rompo per rifare. Un silenzio a schema muto.

Quando le stelle striscio. Sono diversi i cieli, a seconda dell’inclinazione. Dunque, inclino. A furia di inclinare vado curvo: mi riparo di sera.

A volte cade. Restano frammenti.

Travasava da emisferi lontani:

astri, la notte.

Spume traevano soffi

= nebbia saliva apatica la valle

tra facce grigie

scosse da vento instabile e frammenti.

Lei soggiornava pallida

nell’arco addormentato delle braccia.

Occasionale

diluivo la luna

mentre i suoi capelli

formavano una sorgente di pensieri

umidi

come le sfere alte della notte.

Poi sospirava appena: forma d’alba.

Scuotersi.

Fuggiremo cuore mio…?

(c’era silenzio dietro le sue ciglia).

Celarsi

Quando mi lascio andare

m’incateno a qualcosa che non c’è.

(tratto da “Oltre il varco di notte”, La Recherche, e-book, 2016)


almeno un altro anno

43noir 7

Mi piacerebbe dirti le mie ore
i minuti i secondi le astensioni
che nessuno ricorda
se potessi
e le dimore
che stanno dove stanno i paesaggi
che non ho mai saputo immaginare
per rilassarmi un attimo
al di là del mio freno
un malincuore
che quando viene non sai cosa dire
né riesci a parlare coi limoni
le farfalle che cercano i ciliegi
i ciclamini che nascono d’inverno
sotto la protezione della sera
pallidi come rose senza fiore
e il profumo di un giorno.


alterazioni

mondran 2

Dicono si ricordi.

Come se l’acqua proponesse i tuoi fondali.

E l’assurdo del tempo.

Dicono non ci sia molta distanza

in un appiattimento verticale

e ciò che è orizzontale si condensi.

Dicono dunque si raduni: nostalgia.

E ti trovi disperso.

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti”)


nella faccia del cinque (gioco di dadi)

A Paul Celan

Tu

come molti altri

noi sospesi

e devianti

inutili memorie

fondi d’amori spersi

connessioni

all’acqua

alla passione

al turbamento

che rimane da solo e non si volta

noi senza luna figli

e come tali pallidi

mortali

illusi di parole

lingua al fondo

spesso dormienti

noi

quando risale

il sole e notte spegne

i riflessi degli occhi nelle stelle

non so dove sei andato e non esisti

per convinzione d’inutilità

tu

dovrei dire noi

saremo morti.

Io farò come te.

 

Hopper


siamo andati un’estate

Charles Henry Gifford (1839-1904) Battersea Bridge, London

siamo andati un’estate
verso vento
almeno questo sembro ricordare
ma non ricordo dove siamo stati
tranne che ci sembrava di partire
e in qualche modo
credo
di arrivare
quando i viaggi finiscono.


acqua di luna

renoir

Indosserei quel tuo vestito rosso
per farne un’altra pelle e una rovina
che non potrei più togliermi l’odore
la nudità
e temo
il tuo sapore.
Quindi trascinerei
nell’acqua il tuo sudore
quando i riflessi spezzano la luce
e gli ulivi le gocce
che non mi fai contare
acqua di luna
senza firmamento
ed i capelli una ragione in più
di estinguere il mio tempo
per non farti passare.

(foto tratta dal film “Renoir”


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