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notte bianca

 

Una notte bianca è una notte in cui il sole scompare dal cielo solo per un paio d’ore – un fenomeno ben noto alle latitudini settentrionali. Per la città è il periodo più magico, quando si può leggere o scrivere alle due del mattino senza bisogno di una lampada e quando i palazzi, spogliati delle loro ombre e con i tetti orlati d’oro, prendono l’aspetto di un delicato servizio di porcellana. C’è intorno una tale quiete che quasi si può udire il tintinnare di un cucchiaio che cade in Finlandia… e i ponti si ripiegano, come se le isole del delta smettessero di tenersi per mano e si lasciassero andare adagio adagio alla deriva, entrando nel filo della corrente verso il Baltico. In notti simili è difficile addormentarsi, perché c’è troppa luce e perché ogni sogno sarà inferiore a questa realtà. Dove un uomo non fa più ombra, come l’acqua.
(I. Brodskij, “Guida a una città che ha cambiato nome”, in Fuga da Bisanzio, Adelphi, 1987)


Appena

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Non aprire la persiana
ma non chiuderla
che non si perda questa imprecisione
ma neppure si sveli
e forse appena
il riflesso
come un contorno ambiguo
e tuttavia negli occhi
forse
come aprissi la vita
e la chiudessi
nell’attimo che appare
mentre ti mostri e celi
la mia supposizione
d’una infelicità dentro un sorriso.


ombra

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Mi muoverò in silenzio
adescando _ se posso _ rade stelle
che la foschia le opprime e il mio divano
non muove passi tesi verso il tempo
mi muoverò lontano
come conviene a chi conosce l’ombra
per anni di pazienza ad ascoltare
quello che non ho detto
e correnti velate ad assopire
ma non mi muoverò senza una mano
per sostenere quando mi ricordo
e la malinconia
la sera.


silenzio

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altro non ho da dire che non sia
qualcosa d’improvviso
che ignoro
e dunque taccio.

 

 


essere amanti

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ci deformiamo a lume di candela
tra ombre che si tracciano sul viso
essere nella sera
essere amanti
e ambiguamente luci
scivolanti.


le poche cose che so di lei

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le poche cose che so di lei
che poi non mi ricordo
come una nuvola adagiata
che ci sono caduto dentro
ma non mi ricordo
e vento non ce n’era
si restava appoggiati
e la sera una mancanza enorme
che di sera le nuvole scompaiono
ma io ci stavo dentro
e scomparivo.


senza aggiungere altro

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Mia carissima ombra insoddisfatta
mia tenue
mio disagio
sospetto
inclinazione
mio inarrestabile frangente di passione
mia fragile sinuosa
ed insinuando
vorrei proporti un “se”
senza aggiungere altro.
Lo so che ti delizia sfarfallare
inseguire imbrunire
e inconsistenze senza maneggiare
come l’alba la notte ed il tramonto
costantemente senza rimanere.
Dunque “se”
dovessimo poi perderci di vista
o traballare il mondo oltre misura
al punto che gli uccelli stanno in terra
i pesci in aria e la mia casa è mare
e “se”
tra tutte queste forme il nostro ombrare
non avesse costanza e traversasse
l’una nell’altra e oltre
oltre nell’una
e l’altra
oltre misura,
come potrei ridurti sotto i piedi
e tu considerare la mia testa
come un luogo lontano?
E ambire
anelare
inanellare
miglia di spazi vuoti da passare
e ricercare scorrere vagare
la mia ombra e la tua
senza uno specchio dove naufragare?
Ah, ombra,
se facessi l’amore coi tuoi sogni
e il corpo evanescente s’imbrunisse
come quando la mia persiana è chiusa
e la luna non passa
non ingressa
non entra a ricordare il mio destino,
ombra
non avremmo fratelli da sbirciare
e il nostro amplesso tramontante breve
sarebbe solamente levità
una forma insolubile fuggente
che cerco
e considero
palpeggiandoti nulla.


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