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la sera

paul-klee-luna

Non so come farò a continuare a vivere
senza uccelli di sera
mentre al mattino
non ne ho affatto bisogno
e posso benissimo farne a meno
anzi mi disturbano
ma la sera
non è possibile essere serali
senza.
Uno è serale solo nella sera
ma senza uccelli non mi sembra sera
_ capisco che probabilmente si tratta di una fissazione
o qualcosa di simile.
Si potrebbe persino alludere a una malattia
ma non lo è forse la sera?
almeno per quelli come me
_ dico, per lo meno _
e questo mi si deve concedere:
io sono serale nella sera
ma la sera non è tale senza uccelli.
I fiori invece è opportuno che si chiudano
(altrimenti potrebbero distrarmi)
non gli uccelli
che fanno sera dove non è sera
e sera fanno, dico: fanno sera
anche senza la sera
ma trovarsi nel nulla
rende inutile ogni accertamento
e non è facile riconoscere la sera
e neppure se è giorno;
anzi, non è facile riconoscere nulla
_ e qualcuno mi dica (vorrei proprio che ci provasse)
come si fa a riconoscere il nulla
e a distinguere in esso il giorno dalla sera.
Si potrebbe obiettare che nel nulla non ci sono nemmeno gli uccelli
e che non c’è proprio nulla _ e questo lo sappiamo tutti _
ma non si terrebbe conto
che quelli posso sempre immaginarli
come i fiori chiusi, gli odori che non sento, i dissapori
e tutto quello che riesco a ricordarmi
ma fino adesso _ prego si tenga conto _
non ho avuto alcuna esperienza del nulla
(dunque non posso ricordarlo/immaginarlo)
e qualche volta temo che a lungo andare
potrei non ricordarmi di me
e allora non ci sarebbe bisogno di uccelli
perché non ci sarebbe la sera (non ce ne sarebbe bisogno)
e tutto il resto, eccetera eccetera
senza ricominciare da capo
cosa che non succede mai.


altri mondi d’addio

Hopper, approaching-a-city 1946

Mi sono accorto di scriverti le cose

il che per me significa soltanto

non capisci

la fissità del sole

l’alternanza del giorno e della notte

il moto involontario

nella limitazione delle frasi

in cui fingiamo piccole intenzioni

che se leggessi tu rintracceresti

quando invento parole

dove caliamo il nostro tramontare

senza ridere in faccia

alla ripetizione della morte

che si ripeterà senza di noi

e avremo albe

nottate

stelle fonde

avremo vento che trasporta il mare

e nascite di cose costruiranno

altri mondi d’addio

con tuo sollievo

perché non sarò qui a ricostruire

quello che ti ho già detto

nel silenzio

d’ogni parola che sempre tace d’altro.


la madre dentro

01gabrielpacheco

ti parlerei di me
sera per sera
senza vederti gli occhi
le pupille
nel tempo fondo d’altro delle stelle.


ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e libri voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

 

ti chiederò che hai fatto

che non sia altro che dimenticare.


fluttuazioni

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la notte
– l’acqua santa –
scorrerie
quando cadere è come scivolare
vento di sera – vento verso sera –
e la sera nel vento
inafferrabilmente ricordare
un tu diverso
e le parole
– mi fa sera la sera –
e notte quando vedo
oltre di noi
ma come faccio a dirti
la distanza
oceanica
saltuariamente.


sospensione

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e la luna
un silenzio poggiato
nel vuoto che circonda questa terra
mi ricordavo di vestirti appena
senza che si componga una parola


Messaggio

Balthus_n[1]

E’ arrivato:
ora non resta che decifrare.
Non credo sia possibile parlarne.
Nei prossimi mesi
provvederò a partire
per portarti distante da quel suono
freddo come le fonti dell’assurdo
e naufragi ignoti di parole.
Non so se riuscirò a ricostruire
un ambito tra i cigni di Norvegia
un soprassalto gravido
un merletto scarlatto da inseguire
o una forma di luna
che ci permetta di dimenticare.
Se non fosse
fermeremo la terra.


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