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altri mondi d’addio

Hopper, approaching-a-city 1946

Mi sono accorto di scriverti le cose

il che per me significa soltanto

non capisci

la fissità del sole

l’alternanza del giorno e della notte

il moto involontario

nella limitazione delle frasi

in cui fingiamo piccole intenzioni

che se leggessi tu rintracceresti

quando invento parole

dove caliamo il nostro tramontare

senza ridere in faccia

alla ripetizione della morte

che si ripeterà senza di noi

e avremo albe

nottate

stelle fonde

avremo vento che trasporta il mare

e nascite di cose costruiranno

altri mondi d’addio

con tuo sollievo

perché non sarò qui a ricostruire

quello che ti ho già detto

nel silenzio

d’ogni parola che sempre tace d’altro.


ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e libri voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

 

ti chiederò che hai fatto

che non sia altro che dimenticare.


fluttuazioni

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la notte
– l’acqua santa –
scorrerie
quando cadere è come scivolare
vento di sera – vento verso sera –
e la sera nel vento
inafferrabilmente ricordare
un tu diverso
e le parole
– mi fa sera la sera –
e notte quando vedo
oltre di noi
ma come faccio a dirti
la distanza
oceanica
saltuariamente.


sospensione

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e la luna
un silenzio poggiato
nel vuoto che circonda questa terra
mi ricordavo di vestirti appena
senza che si componga una parola


Messaggio

Balthus_n[1]

E’ arrivato:
ora non resta che decifrare.
Non credo sia possibile parlarne.
Nei prossimi mesi
provvederò a partire
per portarti distante da quel suono
freddo come le fonti dell’assurdo
e naufragi ignoti di parole.
Non so se riuscirò a ricostruire
un ambito tra i cigni di Norvegia
un soprassalto gravido
un merletto scarlatto da inseguire
o una forma di luna
che ci permetta di dimenticare.
Se non fosse
fermeremo la terra.


nelle sere di sera

soleil-dhiver

una di quelle sere in cui si cade
noi ci troviamo scritti da lontano
non è normale
riuscire a respirare
e una visione inutile
non parla più di noi
mettimi il volto
che non ti fa star male
io mi ripasso l’anima
per ricordarmi te.


un ricordo

un ric ordo, per saluto agli amici

 

parole e cose.jpg

Aspettami sotto casa

domani o ancora

e se il cielo è di pioggia

indossa

qualche nuvola sparsa

sulla finestra aperta

e le domande

tirale sottovento

altrimenti gli odori copriranno

tutto il gusto d’amaro.

Non assicuro niente:

tu rimani

e l’ombrello appoggiato contro il muro

legaci fazzoletti

e vento

che lo gonfi di sera

come una spedizione di frontiera.

Mandami qualche cosa da scordare

ciclamini

un biglietto forato

un pomeriggio.

Io non lo so se vengo:

capirai.

 

G.B. 2012


di palude e d’amplesso

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mondrian

Diafanavano intanto: farfalle. Grigioverde con scacchi da scozzese franava la sua veste tipo salice estenuato da luna, ma l’altra notte la sirena ammaliava mica male (in realtà piuttosto scoraggiante, visto l’uncino velenoso a galla. Tuttavia invitante, soprattutto le labbra a fisarmonica giallo dorate allucinate verdi – certi sogni non hanno mai una conclusione accettabile). Frattanto nel reale: nulla di diverso.

Smaniavo mica male (smaniante). Se non fosse per l’alba che aggiustava ogni vista velata, t’avrei scambiata per un ruscello fragile, uno svenimento, una burla scarlatta; o piuttosto una palude da asciugare. Cosa che faccio subito.

Tu volteggiavi ansiogena, come certe capinere in Patagonia, dove mancano gli alberi, rovistando frammista alle mie mani. Dio che casino instabile! Poi mi apparivi conica, ma ignoro la composizione interna, (Certe prospettive non aiutano minimamente a formarsi una visione generale). Corvi a casaccio, intanto.

Giù come fosse un lago: sopravveniente pioggia. Arrovellarsi ancora un po’. Peccato per la luna transeunte: ormai quasi sparita.

Più tardi: avvistamento tragico. Nel senso: sculettava indolente prima luce (generalmente da est, ma potrei inventare sconvenienze terrestri o d’altro tipo per soluzioni cosmiche e varianze).

Senza fermarsi un attimo: agglutinare, assemblare, arrossare. Estremamente bianche: le tue cosce. Qui e là: fanghiglia.

S’accostava importuna: la corrente. Certi venti non hanno detergenze, soprattutto quelli artici da nord. E la canoa: variabile.

Pertanto (piuttosto sul fradicio): ce l’hai ‘n’asciugamano?


sonno

Parlami

del brulichio velato

quando qualcosa cresce

forse dimmi

qualche volta l’amore

per non assottigliare queste pieghe

nella camicia bianca in cui nascondo

tutti i tempi che sono

parla

della tua voglia ancora

e le menzogne

ore

mentre la luna insegue

e la casa si accosta

come a volte la vita

e la tua voce

con aspetto di sonno.


crocevia

Christian Hetzel - Grey painting [1]

io sostavo nell’albero del sonno
e discutevo di deposizioni
e improbabili ascese
ma spandi questa terra sulla mia
e manda vento
che non si fermi
nelle isole al largo
dove scivola l’ombra nei riflessi
e danze stravaganti della luna
bagnami la corolla e lentamente
invia parole
mentre ti aspetto a questo crocevia
di forma navigante
quando ti specchi e cerchi
per ricordarmi di dimenticare


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