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ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e avremo detto libri

voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

mi scambierò un anello con la morte

perché tu passi, anima, e spargendo

quello che siamo stati e la tua storia

io non ti chiederò di darne conto

ma la notte, se vento,

ti chiederò:”che hai fatto?”

che non sia altro da dimenticare.

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fluttuazioni

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la notte
– l’acqua santa –
scorrerie
quando cadere è come scivolare
vento di sera – vento verso sera –
e la sera nel vento
inafferrabilmente ricordare
un tu diverso
e le parole
– mi fa sera la sera –
e notte quando vedo
oltre di noi
ma come faccio a dirti
la distanza
oceanica
saltuariamente.


una notte di piena

cieo 4

Non me ne vado prima di domani
e la notte è serena;
dunque si può parlare.
Vento restava quieto tra i cespugli
e l’orizzonte
una constatazione d’infinito
se non fosse per gli alberi addolciti
da piegature lievi
come un assenso tacito
o un dissenso
da non comunicare.
Stavano, come sai, molte stagioni
alla fonda delle spalle che non vedo
ma so che sei presente
dove le stelle non sanno restare
e le parole un quieto
inutile
velato
sussurrare.
Domani è una visione incoraggiante
che più nulla è sicuro
e per questo potremo soddisfare
l’insoluto
immaginato sempre
privo di inquisizioni
di già compiute pagine
letture
che la notte consiglia
al solo fine di dimenticare.
Non ho voce né odore
non ho piega
e se le mani avessero visioni
non avrei condizioni a presentare
al giorno che ritarda
dunque posso
instabilmente
legarmi al tuo qualcosa che non c’è
come se fosse mare la mia terra
e la tua notte un solco
da serrare.
Partiremo da soli
come se questa vita appartenesse
a un concavo svasato
scivolante
e se ritroveremo
se soltanto
spero
una notte di piena.


sospensione

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e la luna
un silenzio poggiato
nel vuoto che circonda questa terra
mi ricordavo di vestirti appena
senza che si componga una parola


Messaggio

Balthus_n[1]

E’ arrivato:
ora non resta che decifrare.
Non credo sia possibile parlarne.
Nei prossimi mesi
provvederò a partire
per portarti distante da quel suono
freddo come le fonti dell’assurdo
e naufragi ignoti di parole.
Non so se riuscirò a ricostruire
un ambito tra i cigni di Norvegia
un soprassalto gravido
un merletto scarlatto da inseguire
o una forma di luna
che ci permetta di dimenticare.
Se non fosse
fermeremo la terra.


nelle sere di sera

soleil-dhiver

una di quelle sere in cui si cade
noi ci troviamo scritti da lontano
non è normale
riuscire a respirare
e una visione inutile
non parla più di noi
mettimi il volto
che non ti fa star male
io mi ripasso l’anima
per ricordarmi te.


un ricordo

un ric ordo, per saluto agli amici

 

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Aspettami sotto casa

domani o ancora

e se il cielo è di pioggia

indossa

qualche nuvola sparsa

sulla finestra aperta

e le domande

tirale sottovento

altrimenti gli odori copriranno

tutto il gusto d’amaro.

Non assicuro niente:

tu rimani

e l’ombrello appoggiato contro il muro

legaci fazzoletti

e vento

che lo gonfi di sera

come una spedizione di frontiera.

Mandami qualche cosa da scordare

ciclamini

un biglietto forato

un pomeriggio.

Io non lo so se vengo:

capirai.

 

G.B. 2012


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