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Paul Celan: Lontananze

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con lo sguardo nello sguardo, nel freddo
lasciaci fare questo ancora:
respirando
tessere insieme il velo
che ci nasconde l’uno all’altra,
quando la sera s’appresta a stimare
quanto ancora è lontana,
da ogni figura che essa si dà,
ogni figura che a noi essa presta.

Celan, Crocetti ed. 2013


paul celan

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Il mio occhio scende al sesso dell’amata

noi ci guardiamo

noi ci diciamo cose oscure

noi ci amiamo come papavero e memoria

noi dormiamo come vino nelle conchiglie

come il mare nel raggio sanguigno della luna.


Nei fiumi a nord del futuro da “Virata di respiro” (“Atemwende”)

 

Nei fiumi a nord del futuro
getto la rete che tu,
esitante, carichi
di ombre scritte
da pietre

In den flussen nördlich der Zukunft

In den flussen nördlich der Zukunft
werf ich das Netz aus, das du
zögernd beschwerst
mit von Steinen geschriebenen
Schatte.


Io e Paul Celan

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(Gabriel Pacheco)

 

Paul Celan è il poeta con il quale rintraccio a volte alcuni punti di contatto – involontari – per certi tratti nostalgici e indefiniti, sempre privi di specificazione, come un’idea sospesa. Solo che lui è un poeta, io un tentativo, involontario quanto la somiglianza.

Nel marzo del nostro anno notturno
cozzai col mio corno verdestella nella tua tenda:
tu lo adagiasti
nella conca di pioggia del commiato.
La tua scarpa, lo vidi, era allacciata,
il tuo sguardo
volava con la neve attorno alle cime dei monti,
e sotto nel pozzo
ristorava il tuo cuore già il vino con il quale il pane
non si spezza.
Divisa
tu eri tra alti e bassi, nella sabbia
giacevo io, dissotterrando
il pegno scaduto della nostra estate.
____________________________Paul Celan
da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

Travasava da emisferi lontani:
atri, la notte.
Spume traevano soffi
= nebbia saliva apatica la valle
con fare arabescante di frontiera.
Nubi
– forse una confusione di passaggio –
fascinavano ambigue i miei dintorni
scosse da vento instabile e frammenti
come sempre le cose.
Lei soggiornava pallida
nell’arco addormentato delle braccia.
Occasionale
diluivo la luna
mentre i suoi capelli
formavano una sorgente di pensieri
umidi
come le sfere alte della notte.
Poi sospirava appena: forma d’alba.
Sognare ancora un po’.
Fuggiremo cuore mio…?
(c’era silenzio dietro le sue ciglia).
Celarsi.
Quando mi lascio andare
m’incateno a qualcosa che non c’è.

G.B. da “Oltre il varco di notte” e-book La Recherche, 2016.


paul celan

L’indispensabile totale del finito.

 

Spiaggia bretone

Riunito è tutto ciò che vedemmo,
a prender congedo da te e da me:
il mare, che scagliò notti alla nostra spiaggia,
la sabbia, che con noi l’attraversò di volo,
l’erica rugginosa lassù,
tra cui ci accadde il mondo.

[Paul Celan, Di soglia in soglia, Einaudi, 1996]


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