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percorrendo la madre

Percorrendo la madre.

Distesa. Vestita di respiro. Fumi di terra salgono nell’aria. Stelle a tratti.

Soffusa. Di vaghe luci sopra le colline: vaste forme di rami verso il mare.

Persa da sempre. Dispersa. Senza memoria di figli spaventati da indifferenza radicata e fonda. Nei tuoi acquitrini vaga, spessa come la notte: febbre fatta di ali.

Dentro di te, nascoste da terriccio, donne orientali sibilano cose da un’altra vita. Se guardo sotto ti intravedo intera, imbiancata dai raggi della luna, velo di velo sfusa sfumatura, come una perdizione per la vista. E l’anima distratta: stelle a sfascio.

Spande fuochi la notte. Bruci, divampi, incendi la campagna. Lontano, canti remoti da tempi tramontati vaneggiano speranze inattuali. Tra ombre, nella danza di notte senza corpo.

Attonita la pieve. Quattro pareti strette di proposte: impossibile dire. Voci, con dedica di note a fronte altare.

Cristo si gira verso un muro a calce, come a nascondere un moto di stupore. Quindi scende: dalla croce e dal colle. Giù, verso te, con sguardo teso come un desiderio. Intorno ai fuochi, insieme a dèi lontani, danza anche lui per ebbrezza di notte, spessore continuato del passato, ricongiungersi con la propria antichità.

Fuochi di notte. Di vino, paglia, frastornata testa. Con la fiamma che arde la campagna. Che trattengo, dentro di te che non mi fai partire. E inabissato salgo sera e tempo.


la pieve

William Kentridge

William Kentridge

per un’amica sola

 

 

 

Minima forma al colle
nell’ombra che discende
pareti spoglie colme di richieste
di secoli d’affanno.
Un dio povero siede
ai piedi dell’altare
e il suo sorriso
risolve la fatica di sapere
danni di mondo
mentre il suo sguardo triste mi assottiglia
come la sera fuori e la campagna
tra luna e tracce d’ali
d’anima spersa
e ricadente spalmo
gocce d’ignoto sulla fronte china
nella sera di sera.
E resto dentro questa casa vecchia
del mio corpo piegato
dal capo reso curvo dalla neve
il sole il vento il peso dei pensieri
cordoli d’ossa e vuoto
e le ginocchia
di donne assorte nel credo del non so.
Io le ascoltavo e osservo
il frantoio del tempo.


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