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Iosif

Ti ho letto talmente tanto
che quasi potrei dire di conoscerti
anche se il tempo ci ha divisi
e la nascita
avvenuta a migliaia di chilometri di distanza
come se quando sei venuto in Italia
io fossi andato in Russia
e tu ti fossi sperso nella luce che basta per il resto della tenebra
e io nel Baltico
dove le isole si tengono per mano
e la deriva.
Tu non sapevi neppure che scrivevo
o almeno tentavo di farlo
e per questo il nostro rapporto è ancora più sbilanciato
ma sono contento che tu non mi abbia letto:
mi avresti chiuso dopo poche righe e avresti fatto bene.
Dunque non ci siamo neppure sfiorati
anche se ti ho tenuto tra le mani e spesso in mente
ma cosa vuoi farci, Iosif,
noi siamo nati figli di distanza
e l’unica cosa che ci tiene insieme è stare soli
quando dalle tue parti
gli uomini non hanno ombra, come l’acqua
e dalle mie
le stelle tornano tutte le sere
e ancora aspettano che qualcuno se ne accorga.


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