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alla mia estraneità

kandinsky

Tu mi riservi sempre imprecisioni
emendamenti fasci di domande
ed ostinata bussi
alla mia estraneità
come una spina piccola
un’assenza invisibile vissuta
nel tuo sostare impavida
al margine di un’illusione
che diluita aspiro.
Non so di te
ma forse la visione del tuo luogo
diventa un’astensione che compensa
la nudità di esistere
in una incomprensione cui rimando
le proposte azzardate che mi accenni
e l’infinito privo di risposta
dove trasporti i giorni.


amore in qualche modo

rosa-2

amami a struscio
come una conseguenza inevitabile
senza fare rumore
ed instancabilmente nella penna
quando ti scrivo di dimenticare
amami indulto
che le ginocchia sono consumate
amami senza scarpe tra le viole
nei limiti di terra
nei pensieri
nell’al di là nel fieno nel tepore
che mi scaldo nel vino
e spina
se mi ami diniego
quando vaneggio vento e spingo mare
e nella forma alterna
ama i miei sforzi e il volo se mi piego
a soffiarti sul viso.


al prossimo passaggio della terra

2525490744

Quindi annottava:
come sapessi scrivere.
C’erano le astensioni a senza sera
con gli angeli addensati
e si chiedeva
da parte di nessuno
dove fosse la luna
e il portone di casa
una traversa
piena di notti insonni e clandestini
dove trovare l’acqua benedetta
l’aria
la sorte
la voce di una figlia
e il nome di una stella nata appena.
Si chiedeva di te senza parlare
come fanno le stelle
che spiano
profondamente dietro il tuo profondo
e un nome
s’aspettava illegittime risposte
che a loro volta stanno dove tace
questo sibilo azzurro dietro il vento
ma tu che ne fai parte non chiedevi
come d’altronde io
e attesa
come fanno i destini
al prossimo passaggio della terra.


senza riga di traccia

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chiedimi un’altra cosa

forse appena

magari un sole senza la mattina

una nube di panna

una collina

chiedimi un fiore

stanco d’essere fiore nell’attesa

o un po’ di marmellata

che ruberò per te dalla credenza

dove stava mia madre

quando spiavo il tempo per dormire

un astro giallo

chiedi una cometa

da convogliare verso una stazione

e un treno per la polvere di stelle

dove cerco di stare con la mia

distanza eterna

e se ricordi chiedi una passione

da regalare a Dio che non si siede

a aspettare la sera

nell’infinito ieri

dove viviamo noi che siamo stati

nel cielo degli amanti

senza riga di traccia.


Nostra Signora delle tartarughe

Caravaggio_Morte_della_Vergine

mi dicono di chiedere di te
quando l’ultimo sasso nella scarpa
farà un male impossibile
– di te mi hanno detto –
perché sei sola e non cammini dritta
né fretta
la pazienza che esiste senza passi
di te
quando l’anima scappa dalle mani
e cade senza dove
con tutti i suoi peccati ed i rimorsi
che ti corrono avanti e resti indietro
all’interno di un’ aria impoverita
la faccia
o le zampette come le bugie
ma tu – dicono –
mangi polvere e strada e aspetti i morti
che non hanno la pelle
sulla faccia di dio
mentre
io gioco a nascondino con le tende
che si vede benissimo
da questa trasparenza delle acque
e la discesa come un defluire
quando l’ultima stella si trattiene
nei miei occhi e mi afferra
ad una luce
appena.


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