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sopra un ponte di barche

seurat ponte dipinto

Mi sembrava di intravederti all’alba
ma la notte un invito
per l’immaginazione a immaginarti
sopra un ponte di barche
dai Dardanelli al seno
e dal mio viso
al tuo distante
e un ultimo richiamo
che mi diceva “non abito più qui”
quando si leva forte la marea
e ti sentivo appena sussurrare
“non penserai di rimanere illeso”
mentre dicevo “mi sembravi donna”
cioè un genere incerto d’altra specie
irresistibilmente
il mio condono.
Poi si faceva quello che succede
e notti
come ancora
tu mi chiedevi “passano?”
come gli uccelli gli anni
desolato
ti guardo
senza dire
ma sono nato a nord del tuo sorriso
dove il vento mi sposta
e non ho altro.

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Mentre mi lascio andare

Christian Hetzel Bild_891_in_balance_130_100_cm_acrylic_canvas_2012[1]

Poi ci porgiamo come una saliera

ci bagniamo la mano

ci riversiamo fondi

nell’altrui

pallida sera

che ci trascorre come in un’assenza

_ non l’avremmo pensato _

non l’avremmo neppure immaginato

quando figuravamo il tempo e gli anni

e la crosta sottile della terra

ci sembrava un cortile

e gli alberi, la nebbia, il mare aperto

_ ti ricordi le vele e le maree? _

e l’universo dove ti ho intravista

stringere tra le mani la tua vita

la mia che camminava

e il nostro letto

un racchiuso diverso dall’immenso

ma immenso

_ tu mi guardi stupita _

ma non è niente davvero di speciale

_ ti sorrido _

mentre mi lascio andare.


ricordi

e adesso sono qui
pieno di storie
da riposare nella mia memoria
ma si muovono
e mi spostano il tempo.

lalla e


gli ultimi ricordi che ho di lei

C.V.clausen

Senza troppa chiarezza: ma scintille.
Di quelle che si sperdono nell’aria, quando la fiamma è vento.
Tuttavia nessun dubbio 
neppure dietro l’angolo di questo mondo piccolo riempito
d’inconsistenza pura
da cui gli uccelli sfuggono emettendo
richiami di tempesta
e canzoni adatte ad imbrunire.
Smagliante,
ma con un tono di un abisso smesso
che poi ti accorgi che non ti sta bene.
Serie d’incurvature, neve bianca, argento svaporante
artisticamente adatta a una commedia
che nessuno ha mai visto
come le viole se non c’è la sera.
Oppure un’alba dai capelli al seno: totalmente svasata.
Evanescenza.
Di quelle verso il nulla, bianche azzurrate d’allucinazione
con tono di reale che sconvolge.
E non sai dove sia.
A volte la ricordo come un viaggio, un infinito bianco
dove si dice si perda conoscenza.
E il rumore silente della luna.
Sorgente. Ad arco. Margine a diluire.


un’altra stanza

mondiran 1

Anch’io avevo una stanza
dove ogni tanto torno
o per lo meno credo di tornare
ed era piena delle mie impronte
disseminate sui libri i fogli i canarini
che non avevo
ma facevo finta che ci fossero.
Ci stavano le cose
che la traversavano anche di giorno
perché fingevo che ci fossero altrimenti non le vedevo.
me le trovavo dovunque
persino sul divano
quando dormivo nell’acqua
e dovevo stare attento a non sperdermi al largo
e per questo mi legavo a un piede un filo da pesca
sperando che poi ci pensasse Arianna o la Madonna
ma avevo anche qualcosa di diverso
forse talmente
che non te lo so dire
che gli anni coprono tutto
ed è difficile ricordare.
Oggi ci sei tu
ci sei rimasta senz’altro
perché se non ci fossi stenterei a ritrovarmi
ma faccio ugualmente fatica
ad aprire la porta.


io la conoscevo bene (nuova versione)

PIC2815O

Poi ti chiedi d’impatto

senza troppa attenzione

come succede quando una sorpresa

ti afferra alle spalle

e forse neppure ti aspettavi

che ti rispondessi
e francamente

non credevo
potesse capitare di pensarti.
Il fatto è che questa superficie
gira come la terra
e sembra conclusiva
mentre è soltanto involucro
o per lo meno ciò che sembra tale

se potessi definire l’apparenza

ma non sono sicuro.
Io la conoscevo bene
e con lei tanti altri.
Conoscevo i suoi occhi
la vocazione di scompaginare
il rimmel

la toilette

la confusione.

Conoscevo gli sbalzi

quando indossava i miei stivali

e i suoi che non potevo mettere

perché non mi entravano.
Conoscevo gli istanti d’abbandono

_ ma era davvero così _
o non eri tu che non corrispondevi
e inevitabilmente

ero costretto a farti scomparire

per rifarti di nuovo

e forse
non ti conoscevo affatto

ma mi fa piacere pensare il contrario

se non altro per rassicurarmi un po’.
E adesso siamo qui
– io, non saprei –
tu chissà dove
in una atmosfera di astensione
che vagamente mi somiglia a Dio
o a uno di quei tempi in cui si entra
senza averne coscienza
che è l’unica cosa che mi sembra di sapere

tanto per fare un’affermazione qualsiasi.


Da lontano, se posso

renoir 1

Ora sarebbe fresco
ma non sono sicuro di ricordare
e la notte una cosa senza ali
se mi trovassi altrove
ad inseguire cigni
che sanno dove andare
se inseguissi
e magari l’ho anche fatto
ma questo lontano è lontano
e le tracce
un fumo di parole
se almeno ci fossero le stelle
contro cui si stagliasse
amore mio
questo cielo ingrigito
questa sera
e il crepuscolo di un dio senza parola
d’altronde con le stelle non è diverso.


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