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tra le fotografie

Christian Hetzel - Grey painting [1]

(immagine di C. Hetzel)

 

Dicono che oggi farà freddo

ma non sono preoccupato.

Dicono anche ci sia molta neve

verso il centro dell’est, sull’Appennino

e la piana

un tempo calda

sogni d’altre stagioni tempo addietro.

Dicono che la gente accenda il fuoco

si ripari, si copra, si travesta

ma non ho notizie certe.

Ho conosciuto molta gente morta

amici, parenti, attori, giornalisti

gente diretta ed indirettamente

come ti viene il tempo

ma è da molto che non faccio amicizie

e non conosco più la gente viva.

Vivo indietro

tanto che mi domando se la sera

quando cade il cadere della notte

qualcuno si ricordi d’altri morti

e di me, che mi ricordo loro

ma c’è silenzio oggi

c’è silenzio

tra le fotografie.

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ma che fine hanno fatto i taxi con i predellini?

r01

Ma che fine hanno fatto i taxi con i predellini? E i cavalli delle carrozzelle? E gli asinelli del Gianicolo che tiravano un vagoncino carico di bambini? E i burattini, la domenica.

Perché il mio gatto non ha più gli stivali?

Erano verdi e neri quei taxi ed erano grandi: ci si poteva salire in molti. C’era lo strapuntino, cioè un piccolo sedile di fortuna posto dietro la spalliera dei sedili anteriori. Si tirava giù e ci si sedeva. Io ci sono stato. Rannicchiato. Ci si stava rannicchiati.

Poi il tassista si voltava ed apriva il vetro per chiedere dove si voleva andare. Erano scorrevoli quei vetri, come le frecce che uscivano dalle fiancate per indicare la direzione. C’era una direzione.

I cavalli non avevano le frecce. Salivano da San Pietro al Gianicolo con un rumore cadenzato di zoccoli. I cavalli avevano un rumore.

Anche lo scaldabagno a gas quando lo accendevi. Lo accendevi e faceva un rumore di vampa: sembrava ci fossero centinaia di candeline. La domenica facevamo il bagno in un altare.

Quando la notte avvolge ed io non dormo.

Al davanzale.

Con la strada bagnata e la vita che ancora non sapeva di soffrire.

I taxi però avevano i predellini. Potevi fare la corsa appeso fuori. E il vento, le stelle, le navi del deserto.

Poi uno faceva l’amore per non stare male. Ero costretto a risponderti: ma dove vuoi che lo trovi un senso?

A volte trovavo suoni. In una stanza grande, piena d’organo e cori. Era grande. Dice che c’era Dio.

E i vicoli mormoravano: quando le processioni. M’hanno levato i suoni.

C’erano Madonnine appese ai muri. Erano colme di cuori per grazie ricevute. Era molta la grazia. Oggi le hanno tolte dalle strade. Con la pietà.

Senza la Madre Cristo non può nascere. Hanno levato Cristo dalle strade.

Che fine ho fatto io?

E la mia anima. Nei Fori dove stava Roma. Quando adesso la notte. Cerca una ragione, persino una metà, per rimanere.

E sono costretto a risponderti: poi tutto si rimargina, anche la notte.


sopra un ponte di barche

seurat ponte dipinto

Mi sembrava di intravederti all’alba
ma la notte un invito
per l’immaginazione a immaginarti
sopra un ponte di barche
dai Dardanelli al seno
e dal mio viso
al tuo distante
e un ultimo richiamo
che mi diceva “non abito più qui”
quando si leva forte la marea
e ti sentivo appena sussurrare
“non penserai di rimanere illeso”
mentre dicevo “mi sembravi donna”
cioè un genere incerto d’altra specie
irresistibilmente
il mio condono.
Poi si faceva quello che succede
e notti
come ancora
tu mi chiedevi “passano?”
come gli uccelli gli anni
desolato
ti guardo
senza dire
ma sono nato a nord del tuo sorriso
dove il vento mi sposta
e non ho altro.


Mentre mi lascio andare

Christian Hetzel Bild_891_in_balance_130_100_cm_acrylic_canvas_2012[1]

Poi ci porgiamo come una saliera

ci bagniamo la mano

ci riversiamo fondi

nell’altrui

pallida sera

che ci trascorre come in un’assenza

_ non l’avremmo pensato _

non l’avremmo neppure immaginato

quando figuravamo il tempo e gli anni

e la crosta sottile della terra

ci sembrava un cortile

e gli alberi, la nebbia, il mare aperto

_ ti ricordi le vele e le maree? _

e l’universo dove ti ho intravista

stringere tra le mani la tua vita

la mia che camminava

e il nostro letto

un racchiuso diverso dall’immenso

ma immenso

_ tu mi guardi stupita _

ma non è niente davvero di speciale

_ ti sorrido _

mentre mi lascio andare.


ricordi

e adesso sono qui
pieno di storie
da riposare nella mia memoria
ma si muovono
e mi spostano il tempo.

lalla e


gli ultimi ricordi che ho di lei

C.V.clausen

Senza troppa chiarezza: ma scintille.
Di quelle che si sperdono nell’aria, quando la fiamma è vento.
Tuttavia nessun dubbio 
neppure dietro l’angolo di questo mondo piccolo riempito
d’inconsistenza pura
da cui gli uccelli sfuggono emettendo
richiami di tempesta
e canzoni adatte ad imbrunire.
Smagliante,
ma con un tono di un abisso smesso
che poi ti accorgi che non ti sta bene.
Serie d’incurvature, neve bianca, argento svaporante
artisticamente adatta a una commedia
che nessuno ha mai visto
come le viole se non c’è la sera.
Oppure un’alba dai capelli al seno: totalmente svasata.
Evanescenza.
Di quelle verso il nulla, bianche azzurrate d’allucinazione
con tono di reale che sconvolge.
E non sai dove sia.
A volte la ricordo come un viaggio, un infinito bianco
dove si dice si perda conoscenza.
E il rumore silente della luna.
Sorgente. Ad arco. Margine a diluire.


un’altra stanza

mondiran 1

Anch’io avevo una stanza
dove ogni tanto torno
o per lo meno credo di tornare
ed era piena delle mie impronte
disseminate sui libri i fogli i canarini
che non avevo
ma facevo finta che ci fossero.
Ci stavano le cose
che la traversavano anche di giorno
perché fingevo che ci fossero altrimenti non le vedevo.
me le trovavo dovunque
persino sul divano
quando dormivo nell’acqua
e dovevo stare attento a non sperdermi al largo
e per questo mi legavo a un piede un filo da pesca
sperando che poi ci pensasse Arianna o la Madonna
ma avevo anche qualcosa di diverso
forse talmente
che non te lo so dire
che gli anni coprono tutto
ed è difficile ricordare.
Oggi ci sei tu
ci sei rimasta senz’altro
perché se non ci fossi stenterei a ritrovarmi
ma faccio ugualmente fatica
ad aprire la porta.


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