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Da lontano, se posso

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Ora sarebbe fresco
ma non sono sicuro di ricordare
e la notte una cosa senza ali
se mi trovassi altrove
ad inseguire cigni
che sanno dove andare
se inseguissi
e magari l’ho anche fatto
ma questo lontano è lontano
e le tracce
un fumo di parole
se almeno ci fossero le stelle
contro cui si stagliasse
amore mio
questo cielo ingrigito
che non c’è più la sera
e il crepuscolo è un dio senza parola
e mi chiedo…
se ci fosse del vento…
d’altronde con le stelle non è diverso.


settembre

 

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Qualche volta abitavo settembre

quando il sole cadeva dalle nuvole insieme al mio stupore

e le ragazze indossavano le calze per snellire le gambe

mentre io mi disperdevo nella seta delle tue

e luna verso sera.

Abitavo settembre qualche volta

e sconsacrate notti con gli amici

a parlare di donne di di bugie,

ripetizioni spesso accavallate, tanto per stare insieme e per scordare

che non ce ne fregava niente di ricordare

(era chiaro che ci saremmo dimenticati tutti).

Ed abitavo settembre verso il mare

quando ci tornavo per sentire freddo

e magari inventarti

come fanno le onde con la brina

quando si bagna il mondo ed io mi asciugo

per distinguermi dalle solite conchiglie.

Poi mi abitavo quando mi abitavo

e probabilmente era sempre settembre

perché il tempo non era affatto chiaro

e risultava scomodo tenerne il conto

mentre fa bene passeggiare i giorni che ti passeggiano

a settembre.

Ora non è settembre e non saprei trovare un’altra data

un po’ per la solita pigrizia,

un po’ perché non abito né mi sento abitato,

un po’ perché quando passo non trovo più nessuno

neppure una conchiglia,

un paio di calze appese ai fili della luce,

un morto.

Oggi a settembre c’è la malinconia,

un vuoto

che mi costringe sempre a immaginare.


l’oceano nella stanza

Ora dovrò necessariamente imparare

a navigare questa vecchia poltrona

e lasciare che i miei quadri galleggino

come le carte

e tutto ciò che in fondo non ha peso

ma non posso evitare di chiedermi

come potrà mai il tempo

entrarci per intero

e lasciarmi tranquillo

a imitare i versi degli uccelli

se continui a soffiarmi sui ricordi-


vagamente la luna

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Ah, Silvia,

s’avvicina la notte

e il mondo si riveste di mistero

mentre canti sostengono brandelli

poco oltre il mio qui:

lontana luce.

Se tu lasciassi se tu ti lasciassi

disporre come un ordine improvviso

senza troppi lamenti né sostanza

solleverei il tuo peplo alle ginocchia

ed una perla appena

lascerei scivolare i tuoi seni

per seguirne il percorso fino al ventre

indovinando il velo di sudore

che lucida la pelle sempre che

tu ti lasciassi ed io

fossi un acino d’uva

mentre il vento

m’aiuta a divagare verso dove

vagamente la luna.

Sai,

sognavo spesso di dimenticare.


Ali

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Certe volte si vola nella sera

da un armadio sul letto.

Ali.

(tratto da “Memorie di uno piccolo”)


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immagine di jamie heiden

Qui non fa mai la neve. A volte dentro.

Un suicidio piccolo: memorie.

Come se un usignolo si sfaldasse

e lentamente a terra: ricadere.

Ah, Madre, io non ho più un ombrello

e ripararmi è ombra.

tratta da “Memorie di uno piccolo” (in lavorazione)


alle sette di sera

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una casa che immagino benissimo
col letto grande
forse troppo alto
e le tende a nascondere
quando la notte ti ricorda dio
e la campana l’alba
che chiudi nell’armadio di tua madre
con le lenzuola
gli asciugamani
il lino
e la cucina
come una cosa bianca
dove non hai più voglia di sostare
nella sala da pranzo
tavolo al centro sempre accomodato
se venisse qualcuno
e fiori
che la domenica porti alla madonna
quando scendi il paese al paraadiso
dove non vanno i fiori
e l’ombra
alle sette di sera
chiude l’estate in un sorriso lento
che le sette sono già un sera
e non è facile da dimenticare.


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