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Suoni di Roma

m. mafai 5

‘Na vorta se sonava cor cannone
dice: che ora è?
mezza giornata
e l’artra mezza?
mo’ viene
la nottata.


Verso Roma

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Non salvare queste cose
lasciale
e i giorni che hai sottratto
fanne una cosa informe
con una donna o un circo
un viaggio o una cresima tardiva
questa città
dove poggia la tenebra
del tempo che se n’è dimenticato


una vita di vento

George Clausen La lettura alla luce della lampada ca. 1909 - Leeds City Museum UK

E tu

quando sarai mattina

non scrivermi la notte

nella sopportazione di sapere

un’altra solitudine più grande

 

di questa immensa enorme indifferenza

di non sapere più, di non sentire

nulla di te

se nulla.

.


Ah, Simonetta!

catharina

E’ difficile restare in disparte
dopo anni di insidia e gratitudine
per l’offerta del mondo
e la scomparsa.
Ed è dunque difficile rinunciare
e comunque inevitabile
vestire la penombra
dove a volte ti incontro e ci incontriamo
nell’orbita lunare dei ricordi
suddivisi in aureole di santi
e malfattori vuoti di pensieri.
Tuttavia questa notte e questa stanza
inducono a una sola riflessione
ed il passato è un fiume che non torna
mentre io
formalmente
non lo saprei evitare
nella mia malcelata divisione
tra il presente e l’eterno
se non altro per dirti come adesso:
ah, Simonetta!

(ispirata alla storia senza luogo di Sanrdo Botticelli e Simonetta Vespucci)


Signora – video –

un video di Poetella su un mio testo.

Grazie Lucia!


appena poco

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Mia cara
pensavo l’altra sera questa vita
che ti avrei scritto
piccola
inaffidabilmente temporanea
come la primavera che scompare
nell’attesa che smetta
questa pioggia
ed altre inospitali situazioni.
Ripensavo mia cara
alle conversazioni
ed occhi di sfuggita
sai
quei rossori
che non vorresti esserci
nella mancanza di parole adatte
intrichi
più che altro pensati
per esprimere zero
mentre tu mi lenivi la distanza
sempre inespressa e viva
come un male di fondo
cui forse non sapevo rinunciare
in un crogiolo pallido disteso
dove pioveva ancora
e mi sentivo
goccia
incapace di stare
perché l’acqua dilava e se ne va
come la primavera – ti dicevo –
ed altre somiglianze imprecisate
di noi
nei giorni di passaggio.


un tempo lontano

 

Scorrendo il mio blog, ritrovo questa poesia “Lontano” scritta nel 2014 e riscopro letteralmente che, allora, veniva a leggermi e commentarmi, ma non soltanto questa, qualche “firma” e qualcuno mi proponeva anche per un premio. Davvero non lo ricordavo, forse perché ho sempre dato a queste cose l’importanza che do a me stesso come “poeta”. Oggi quelle persone non mi leggono più. Un po’ mi dispiace. Forse hanno pensato che le trascurassi; in realtà, trascuravo me stesso e il tempo che non ho, ma sono grato a chi ne ha preso il posto. Ora è un tempo lontano, come la poesia.

Lontano

D’altronde conoscevi
l’anonimato della porta accanto
e l’iceberg
dove a volte m’imbarco
ma non sapevi se sarei venuto
quando le sere il vento
o forme di conforto
e tuttavia
scrutavi nella posta
recapitata da anni precedenti
in cassette e cortili
dove le palizzate fanno ressa
e il mare non arriva
né respiro
di cui si discorreva
dal tuo indirizzo al mio.
Dunque come potevo
se le rondini fanno naufragio
scriverti
senza tradire la tua delusione
e il mio lontano


brandelli

 

Me la tenevo come fosse la vita. Cioè, con una certa trasandatezza.
Lasciavo che si impolverasse, anche per giorni; poi, improvvisamente, la spolveravo minutamente, sfiorandola quasi con l’occhio destro. Direi senz’altro con fare ossessivo.
Se capitava, ne recuperavo brandelli, spargendoli su un tavolo e, con tutta l’inceretezza delle dita, tentavo di ricostruire un senso a ciò che appariva desuetudine.
Altre la tagliuzzavo. Mi piaceva la storia dei brandelli; l’operazione di recupero dava una certa sicurezza.
Giorni di pioggia spesso: si bagnava. Confortante la sera asciugare sbiaditure,

Ogni volta se ne perdeva un po.
Accudire accadere: non succede mai niente. Spiegazzare, anche. Identico risultato. Circoscrivere è facilissimo: riduce. Succede di continuo.

 

Notte diffonde notte ed io m’adeguo. Preparare le stelle.

Se la finestra è aperta: confusione.

Serrare. Un desolato senso di isolamento.

Quindi ti guardo ancora sussultare. Mi sorridi svestita.
Ah se ti amassi quanto ti ho già amata
ma non amo l’amore.
Dirimerò le tue tragedie appese tra parole crociate.
(Se almeno traversasse: breve luna).

Ubriacarsi a fondo. Come quei saturnali di passaggio..
Ti scrivono sul diario la mattina. Ti uccidono la sera.


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