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dal mio ultimo ancoraggio a uno scoglio

 

 

Mi colpiva la circolarità: lenta, metodica, solenne
nel cielo adesso azzurro.
Prima era un nero diverso dalla notte
ma il vento fa miracoli lungo il volo di un falco.
Ti chiedevi di me?
Più in basso, una rondine mi ricordava una follia lontana,
con le ali,
e i passi
lenti, al bordo delle aiuole.
Non mi riconosceva il viale; e i pensieri ora molto diversi
valutavano se mai mi ricordassi
mentre mi viene in mente il cavo di una tegola: una casa di uccelli.
La solitudine, sì, era sempre la stessa. Anche il respiro
che ti sentivo dire senza dire, lungo il senso degli anni e degli intenti
ma non so come ripensavo al mare e la sua distrazione come il mio
ultimo ancoraggio ad uno scoglio, mentre guardavo immenso
(è chiaro che parlavo del sole) e la tua fronte all’ombra
(è chiaro che parlavo della sera).
L’acqua: un fondo rosa come gli ultimi raggi
– ti ricordi le dita? – a scivolare –
ora strette ai ricordi che trattengo come tutta la vita.
Ma non c’erano gli alberi, non c’era
quello che non vedevo
la città
quando la nebbia cala un grande nulla
che ti circonda
e ti ci muovi, nulla, soltanto circondati.
E le begonie sparse, come un giorno che passa.


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