Archivi tag: Roma

Verso Roma

download

Non salvare queste cose
lasciale
e i giorni che hai sottratto
fanne una cosa informe
con una donna o un circo
un viaggio o una cresima tardiva
questa città
dove poggia la tenebra
del tempo che se n’è dimenticato

Annunci

sorsi di un ottobre romano

palazzi rossi copia-b (2).jpg

Quindi abbassavi le ciglia
(le palpebre seguivano quasi per moto proprio)
e io che incanalavo il tuo respiro
ne seguivo il passaggio
da una giornata all’altra
mentre le braccia restavano divise
quasi incapaci
di scandire il tempo
con movimenti poco ragionati.
Questo mi sembrava appropriato.
Forse sorsi
(di più non saprei dire)
di un ottobre romano
consentivano al senso di apparire
a tratti_luce tipo spazio_tempo
(sarebbe a dire terribilmente incerto).
Ti lavavo le mani;
mi seguivi
docile
con una certa rassegnazione nello sguardo
(i piedi non ne erano capaci:
camminavano e basta)
mentre lasciavo andare quel che posso
per trattenere il resto:
generalmete poco.
Poi si faceva sera:
un momento incedibile.


Vi presento Roma

mafai 4

Oggi sono stato da Feltrinelli a Largo Argentina, dove ho acquistato alcuni libri. Non mi sono fatto sfuggire l’occasione per fare una passeggiata in Piazza del Pantheon, da cui mancavo da tempo. Mancavo: anche la piazza.

La delusione è stata grande. La piazza è ridotta a un’accozzaglia informe, un enorme indistinto, con gente ammassata ovunque, seduta dove capita, anche intorno e sopra la fontana del Della Porta con il piccolo obelisco di Ramesse: un bivacco. Ovviamente si poteva ascoltare (si fa per dire) una musica a volume altissimo, percepibile anche dalle strade circostanti.

Questo l’ambiente. Anche piuttosto volgare, capace di comunicare un senso di deforme indifferente: mangiavano tutti, in qualsiasi modo e qualunque cosa. Per non parlare degli innumerevoli ristorantini e pizzeriette ammassate nei dintorni, tutti pieni. Che Roma fosse un ventre lo sapevo, che ingoiasse tutto nel baratro dei suoi secoli, mi era altrettanto noto, ma non in questo senso.

Qui bisognerebbe venire in silenzio; sostare religiosamente a respirare sensazioni profondissime, colme di storia e capaci di trasmettere un infinito senso di appartenenza, dove l’individuo smarrisce i confini di se stesso e percepisce la propria appartenenza a qualcosa di indefinibile e più vasto. Bisognerebbe; sembra di no.

Piazza della Rotonda, con le sue bellezze inimmaginabili, il tempio, l”arco della ciambella, resto delle terme di Agrippa e i resti _ in pratica un vascone _ delle terme di Nerone, i suoi palazzi straordinari, l’antico albergo del Sole, dove hanno alloggiato _ senza stare a fare nomi, tutti, ma proprio tutti, da Ariosto a Goethe. Piazza della Rotonda, un tempo centro del mondo, forse dell’universo. State lontani.


I. Broskij: dal Baltico al Mediterraneo

download

I. Broskij: dal Baltico al Mediterraneo
(Giovanni Baldaccini)

“Sono nato e cresciuto sull’altra sponda del Baltico, in pratica sull’altra pagina di uno stesso giornale grigio e frusciante. A volte, nei giorni limpidi, specialmente in autunno, mentre stavamo su una spiaggia dalle parti di Kellomaki, un amico tendeva il dito in direzione nord ovest, al di là di quella lastra d’acqua e diceva: “Vedi quella striscia azzurra di terra? E’ la Svezia””. (I. Brodskij, Dall’esilio, Adelphi, Milano, 1988).

Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.
(da “Poesie Italiane/Elegie romane”)

 


Quadri romani da un’idea di giovanni baldaccini e luciana riommi

tempo non ha, scusate…

(La notte degli orologi o Mozart?)


Viaggio a Roma

5 Novembre

Mi trovo qui da sette giorni e a poco a poco si va formando nel mio spirito l’idea generale della città. Andiamo continuamente da un luogo all’altro e io imparo così a conoscere la pianta della Roma antica e di quella moderna, osservo le rovine e gli edifici, visito questa e quella villa, mentre ai monumenti più grandiosi non mi accosto che poco alla volta. Apro semplicemente gli occhi e vado e vedo e vengo, perché solo a Roma è possibile prepararsi a comprendere Roma.
Confessiamo tuttavia che è un lavoro ingrato e triste questo voler dissotterrare Roma antica dalla moderna; eppure bisogna fare anche questo, se si vuol godere alla fine di un’incomparabile soddisfazione. Si trovano tracce di una magnificenza e d’una distruzione che oltrepassano emtrambe la nostra immaginazione. Quello che i barbari hanno lasciato in piedi, hanno devastato gli architetti della Roma moderna.
A considerare un’esistenza che risale a duemila anni e più, trasfigurata dalla vicenda dei tempi in modo così vario e talora così radicale, mentre è pur sempre quello stesso suolo, quegli stessi colli, spesso perfino le stesse colonne e le stesse mura, e perfino nella popolazione si vedono ancora le stimmate del carattere antico, si finisce col diventare contemporanei dei grandi disegni del destino; ed ecco perché in principio riesce difficile all’osservatore il discernere come Roma sia succeduta a Roma, e non soltanto la nuova sopra l’antica, ma le varie epoche dell’antica nella nuova, l’una sull’altra…

Eppure, tutta questa meravigliosa massa di cose agisce su di noi del tutto tranquillamente, via via che si visita Roma anche solo per accostarci frettolosamente ai monumenti più insigni. Altrove, bisogna cercare ciò che ha importanza: qui ne siamo oppressi e schiacciati…
E la sera si è stanchi e spossati per aver troppo visto e troppo ammirato.
(Goethe, “Viaggio a Roma”, ed. Intra Moenia, pp. 19-20)

viaggio-a-roma-copertina

Ah Faustina
il tuo seno sporgente
mi sembra un impossibile da amare
che invade la città e il mio disagio
di te, di lei, del nostro naufragare
nella distanza priva di spessore
di un cielo colmo di malinconia.


Visita forzata al “Tullianum” o carcere Mamertinum di Roma

 

Oggi sono stato praticamente “sfollato” da casa. Dalle ore 06,30 della mattina, al piano di sotto, abitato da una colonia di inqualificabili, si sono levate urla, rumori di trascinamento, canti, cori, pianole, ragazzini frignanti e quanto di altro infernale si possa immaginare. La cosa tremenda è che alle ore 13 tutto ciò ancora continuava, senza che ci fosse stata la minima interruzione. Ero già uscito alle 13 per una colazione forzata fuori casa e, rientrato alle 14,30, ho ritrovato la stessa situazione mostruosa. Alle 16, in preda a vera e propria disperazione e, nonostante la pioggia, ho chiamato un taxi decidendo di andare a vedere la mostra di Hopper al Vittoriano. Fila chilometrica e progetto naufragato. Ripieghiamo allora per una passeggiata sotto il Campidoglio, al Clivus Argentarius e il Foro di Cesare: sublime come sempre! Inaspettatamente il Mamertinum era aperto; l’avevo visitato da bambino; Luciana mai. Entriamo. e inizia il viaggio nel tempo.
Un primo giro al piano terreno, dove è allestito un piccolo museo in cui sono esposti reperti archeologici degli scavi e poi si scende nella Basilica medioevale ricavata nell’antico carcere. In essa, affreschi sbiaditi ma ancora percepibili; mi colpisce una Madonna della Misericordia. Credo che lì, dove giacquero Giugurta, Vercingetorige, i sostenitori del fratelli Gracco e molti altri nemici dello stato, ce ne fosse davvero bisogno. Stendo un velo pietoso sulla presenza nel luogo degli Apostoli Pietro e Paolo.
E’ un ambiente angusto, con muri in pietra; vi si respira l’aria dei primi secoli; non per nulla sembra fu costruito da Servio Tullio, (V/VI sec. a.C.,). I prigionieri vi venivano gettati da un buco nel pavimento scavato nell’ambiente superiore. Se ne usciva per morire.
Scendendo ancora, si arriva alla Fonte Sacra, un ambiente quasi identico, (il vero e proprio carcere) costruito su una fonte sotterranea, voluto da Numa Pompiio (VI/VII sec. a:C.). Mi suscita pensieri sulla vita in quei tempi e sulla sacralità magica che la pervadeva, ma sarebbe troppo lungo parlarne.
Risalendo, c’è una bella cappella che ospita uno splendido crocifisso ligneo del 1400, cappella benedetta da Pio IX quando ancora eventi del genere significavano qualche cosa.
Tornati all’aperto, non posso evitare una visita alla sovrastante chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami. Voluta dalla Confraternita, della quale si ammira ancora lo splendido oratorio dove i membri si riunivano, la chiesa che si presenta oggi è quella restaurata nel 1853, piccola e raccolta, sobriamente ornata, immersa in una penombra irreale. Lì ho ambientato alcune scene del mio romanzo “La notte degli orologi”; per me significa molto. Quado vi entro, il mio orologio odierno si ferma e ascolto il battito di quello antico che inevitabilmente si attiva e mi riporta indietro. O forse a casa.

 

dsc_2182


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: