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Le poche cose che (non) so di me

Spremere la spremibile spremuta: d’aglio (la mia pressione alta). Intanto, cazzerellare intorno.

Verso città, dopo ripetuti tentativi di afferrare la porta delle stelle: dita a contagio. Inutile.

Ad esempio l’amore. (Sempre esemplificando) potremmo rovistare un “infinito alla portata dei cani” (Céline, Viaggio al termine della notte), ma ai più sembrerebbe disdicevole. O una poesia: la lasci lì, giusto il tempo dell’esecuzione, poi torni per ringraziare.

Cinguettare, anche (come spesso succede) ricorrendo a linguaggi non verbali, sempre affidati al caso e al primo incosciente di turno.

O ancora, radere le tonsille a un neonato (per vedere se gli cambia la pelle) e magari il linguaggio. O rasare tutti i maschi al di sotto dei vent’anni (se necessario, anche oltre) Generalmente lo è.

Oppure sostenere che “Jesus loves you more then you will know” (Simon e Garfunkel, Mrs: Robinson), ma cosa vuoi che conti se non ce ne accorgiamo?

O tacere, di fronte a un invisibile non nato.

Per esempio d’esempio: al Museo. Arte come cospetto d’infinito (di nuovo! sarà una fissazione?) Fatto sta, che girando e rigirando, t’imbatti in uno che se ne intende, un critico di quelli fini (con tanto di biglietto da visita) ed intavoli conversazioni accanite sullo stato del non si sa cosa o giù di lì.

“In effetti, è una vera e propria iattura che i nostri scultori e pittori (speculando con raffinato calcolo sulle basse voglie del pubblico) si limitino ormai esclusivamente a raffazzonare e impiastrare alla meno peggio donne nude. Dopo di che conferiscono ai loro prodotti titoli come “Meriggio” (se è riuscita particolarmente adiposa e sonnolenta) o “Malinconia”, oppure ti fanno una “Donna in ginocchio” o una “Donna che medita” quasi che tali attività non si potessero ormai più svolgere se non in uno stato di perfetta nudità” (Arno Schmidt, Alessandro o della verità).

Comunque, non capisco perché. C’è qualcosa di male? Ah, le donne, le donne… (si diceva, tanto per dire).

Usciti di lì, trascorrere: tempo e bottiglie. Quindi forato le ruote delle auto. E subito il LungoSenna ci sembrò più appartato.

Alle cere. Avete notato come certi manichini sembrino più reali del reale? Ah il circoscritto semplifica sempre!

Per l’intanto, qualche madame di turno ricordava epoche passate, quando i manichini li trovati per strada (non diverso oggi). Sempre una questione artistica: dipende da chi modella le cere. Ad esempio, uno si costoro affermava: “Io potrei magari fabbricare figure che abbiano cuore, coscienza, passioni, sentimenti, moralità. Ma nessuno al mondo ne vuol sapere. Quello che vogliono, a questo mondo, sono soltanto le curiosità, i mostri. Ecco quello che vogliono, i mostri” (J. Roth, La milleduesima notte).

Poi si finisce sempre sul personale: domande, domandine, richieste. Curiosità, appunto.

…. Bé non qui, per favore (svicolare deciso). Non qui.

 

 


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