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Le poche cose che so di lei (2)

e

Spremere la spremibile spremuta: d’aglio (la mia pressione alta). Intanto, cazzerellare intorno.

Verso città, dopo ripetuti tentativi di afferrare la porta delle stelle: dita a contagio. Inutile.

Ad esempio l’amore. (Sempre esemplificando) potremmo rovistare un “infinito alla portata dei cani” (Céline, Viaggio al termine della notte), ma ai più sembrerebbe disdicevole. O una poesia: la lasci lì, giusto il tempo dell’esecuzione, poi torni per ringraziare.

Cinguettare, anche (come spesso succede) ricorrendo a linguaggi non verbali, sempre affidati al caso e al primo imbecille di turno.

O ancora, radere le tonsille a un neonato (per vedere le gli cambia la pelle) e magari il linguaggio. O rasare tutti i maschi al di sotto dei vent’anni (se necessario, anche oltre) Generalmente lo è.

Oppure sostenere che “Jesus loves you more then you will know” (Simon e Garfunkel, Mrs: Robinson), ma cosa vuoi che conti se non ce ne accorgiamo?

O tacere, di fronte a un invisibile non nato. Meglio volgersi altrove.

Per esempio d’esempio: al Museo. Arte come cospetto d’infinito (di nuovo! sarà una fissazione?) Fatto sta, che girando e rigirando, t’imbatti in uno che se ne intende, un critico di quelli fini (con tanto di biglietto da visita) ed intavoli conversazioni accanite sullo stato del non si sa cosa o giù di lì.

“In effetti, è una vera e propria iattura che i nostri scultori e pittori (speculando con raffinato calcolo sulle basse voglie del pubblico) si limitino ormai esclusivamente a raffazzonare e impiastrare alla meno peggio donne nude. Dopo di che conferiscono ai loro prodotti titoli come “Meriggio” (se è riuscita particolarmente adiposa e sonnolenta) o “Malinconia”, oppure ti fanno una “Donna in ginocchio” o una “Donna che medita” quasi che tali attività non si potessero ormai più svolgere se non in uno stato di perfetta nudità” (Arno Schmidt, Alessandro o della verità).

Comunque, non capisco perché. C’è qualcosa di male? Ah, le donne, le donne… (Si diceva, tanto per dire).

Usciti di lì, trascorrere: tempo e bottiglie. Quindi forato le ruote delle auto. E subito il LungoSenna ci sembrò più appartato.

Alle cere. Avete notato come certi manichini sembrino più reali del reale? Ah il concetto: una visione sempre soggettiva!

Per l’intanto, qualche madame di turno ricordava epoche passate, quando i manichini li trovati per strada (non diverso oggi). Sempre una questione artistica: dipende da chi modella le cere. Ad esempio, uno si costoro affermava: “Io potrei magari fabbricare figure che abbiano cuore, coscienza, passioni, sentimenti, moralità. Ma nessuno al mondo ne vuol sapere. Quello che vogliono, a questo mondo, sono soltanto le curiosità, i mostri. Ecco quello che vogliono, i mostri” (J. Roth, La milleduesima notte).

Poi si finisce sempre sul personale: domande, domandine, richieste. Curiosità, appunto.

Svicolare deciso (mentre la Senna sviscera ricordi e il me stesso diviso).

 

picasso[1]

le poche cose che so di lei

che poi non mi ricordo

come una nuvola adagiata

che ci sono caduto dentro

ma non mi ricordo

e vento non ce n’era

si restava appoggiati

e la sera una mancanza enorme

che di sera le nuvole scompaiono

ma io ci stavo dentro

e scomparivo.


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