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lettera

Ti dicevo di me, del mio dissenso, di questo malaffare di stanchezza dove il mondo succede e si scolora senza alcuna ragione. Ma quali tinte nel dissolvimento? Ah, anima, io non vedo dissenso nei tuoi occhi. Tu sei pietà d’altissima fattura. Che nessuno raccoglie.
Io mi dirigo verso l’altro senso dove quello in cui credo non ha luogo. Non c’è ragione ed anche la sostanza sfuma nel dire di un significato che rimanda a impossibili traverse. Non conosco la strada ed il suo senso.
La mia unità veste scansioni d’immagini lontane dal percorso di un mondo consueto. Questa mia estraneità mi taglia il volto; mi spazza, mi sconsidera, mi sfolla da una permanenza d’indistinto. Ma lascia andare, lasciami cadere. Questo sostentamento mi riduce a una richiesta inutile. Che non inoltrerò.
Ma non voglio tediarti se mi ascolti. Se non lo fai, starò nell’abitudine: parola per parola per tacere. In fin dei conti, ogni parola è sempre tacer d’altro.

(Tratto da “Metafisiche a terra”.


quando c’era il silenzio

 

Quando c’era il silenzio
eravamo soliti scambiare
un bisbiglio profondo
che mi sembrava come una collina
che risuona la notte
dove intuivo forme
lente come le stelle
quando la terra non conosce il tempo
e i ruderi
durano quasi un’eternità.


in un posto distratto

 

 

Ora rimproveriamo i padri, gli storpi ed i presunti
in un posto distratto
dove il tempo non passa e la decenza
cessa d’essere tale _ la mia assenza _
che non dovrò pagare che a me stesso
quando salgono i morti
e la dimenticanza unica forma
di un passato presente
non si ricorderà di questo mondo
che non sono riuscito ad abitare
e i vuoti che ho contato
mi torneranno in mente senza dire
che non abbiamo detto
ed un silenzio
mi ricorda la notte
quando dal cielo cadono le stelle.

 


la nota

Spesso mi trovo a fronte
di un inutile ingombro di parole
che qualcuno definisce arte
altri sollecita
a volte spiegazioni
mentre chiudo la pagina.
Poi mi rivolgo verso il pianoforte
dove una nota è un mondo:
suona
e come deve
tace.


io non ti dico niente (revisited)

2a

Io non ti dico niente
tu continua
a spingere la strada verso est
e i richiami
le rondini
le pianure dell’Asia sul tuo seno
i laghi tra le cosce
quando la notte è umida e i passaggi
si indovinano ad eco
io non dico
di avvilupparti ai miei diversi intenti
e fermare la morte
se solo si vestisse da fanciulla
ed offrisse un amplesso
che nessuno potrebbe ricordare
né della vita fare questa stanza
che cade qualche forma con il giorno
e a volte
mi viene un sonno senza somiglianza
che mi copre la notte.


ascolto

de pisis 10

siamo venuti dove si riposa

sperando tu non debba mai appassire

un amore da dire

il tuo silenzio

e ascolto.

 

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti”)

 


lungo un giorno ed un altro

seurat 5

 


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