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un sonno fondo

wild things

(immagine di jamie heiden)

Certe volte si cade addormentati
come i fuochi di sera
quando si estinguono per mancanza estrema
e la campagna somiglia a un tempo stanco
e un rimpianto
mi circonda la testa
come un turbine lento da assopire
e tu
che mi hai sognato
lasciami un sonno fondo.


Questa città

de pisis 7

Mia cara, non ci siamo spiegati a sufficienza

notte divampa accanto ed io m’azzero

questa città

s’adagia sul mio sonno

come una rosa scura in mezzo al mare

sembra

qualche cosa di fondo

e nuotare diventa dissolvenza

quando risale, muore.

Non lo dovremmo dire a quest’età

ma le parole sanno d’altri tempi

e scivolano, lo sai, come le rughe

dalle tempie alla bocca

angeli stanno al vento e noi sostiamo –

ma non abbiamo un quando o una risposta

e il tempo, nel mio poco addosso

se non sogni l’eterno

cosa vuoi che ti dica

se non di qualche notte.

 


Pochi colpi di ciglia

Non sarà cosa lunga

_ credimi _

anche se i sogni sono sospensione

e non capisco mai dove mi trovo.

L’altra notte sembrava un corridoio

la precedente un rovo

altre mi sembra come questa fonda

inattuale parte della vita.

Dunque mi manca il tempo

e quando sogno un morto resta vivo

per un tempo ridotto

e sono sempre giovane

perché morto da poco

e i personaggi svariano nell’aria

indaffarati

perché stanno in un tempo

che si riduce a quello del mio sogno

ed hanno fretta i morti

giustamente.

Guarda mio padre

quasi non mi vede

chiuso dentro un mio sogno nei miei occhi.

D’altra parte un tramonto dura solo

pochi colpi di ciglia.

 

(mio padre)

Giorgio all'isola del Giglio


Berlin Alexanderplatz 3

 

Nefertiti1

Quindi più in basso:

uno scenario inutile.

E ritornare al tuo sorriso rosso

al vasto invito della scollatura

le gambe un’altra storia:

non avevi le calze.

Ah la mia testa

testa

dico testa

come fossero occhi indipendenti

e un’attrazione.

 

L’ambra non ha colore nella sera

ma non sapevo dove.


Le lune di Saturno

Matisse 2

Se questa donna fosse

Ed io pertanto

Non parallelamente un’illusione

Dove la mente veste

E da vicino

Fossili

Come la superficie della luna

E se prendesse forma quando volo

La sera

E il riposo

sognasse

Come fanno le vergini vestali

Che chissà quali cigni

Se

Ricordasse

E quieta

Dove stanno i ricordi mi formasse

Forse sarebbe nascere da vecchio

E vecchiamente sorgere la sera

Come fanno le lune di Saturno

E i miei pensieri

Pallidi.


suggestioni

matisse-6

un sogno da lontano
e quali
desideri scaduti
con questa pioggia
scrivimi
mentre traccio ritratti sopra il vetro
nel mio verso contrario


ultima notte a Cartagine

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(jamie heiden)

non avevo promesse da scontare
né lettere di mare;
c’era solo una stanza
dove ti disegnavo
per penitenza di maliconia
e mi auguravo tu ti addormentassi
quando si piega il sole e la finestra
diventa una fessura della notte
dove fischiano i rami e le ginestre
non sanno profumare
questa mia strana forma di apatia
come se mi cadesse
l’immaterialità della visione
l’attimo
e il lampo breve della prima stella.


vetro

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un sogno da lontano e quali

desideri scaduti

scrivimi

mentre traccio un ritratto sopra il vetro

nel mio verso contrario


A una signora

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(A.Modigliani)

 

Signora, le tue proposizioni d’infinito spostano secoli, l’inavvertito sempre, il mio declino.
Di giorno in giorno gli occhi a deviare i rimbalzi d’autunno e il verde è nel ricordo, che nessuno ti guarda quando spargi le tue vesti distese: la mia sosta.
A volte sensazione di sconcerto, celi ombre tra tele, suoni, righe, fumi bassi che spandi, che l’incenso divora questa pelle e starnutisco. Tuttavia deflagrante, non è dato nascondersi al tuo seno, le braccia tese, l’arte sovrastante dei capelli rimossi dal mattino, che allaghi di torpore se li pongo a margine del viso e la tua schiuma ricade sopra i fianchi ed oltre l’alba, l’autunno, il tratto d’inespresso che ti scaglia dovunque: m’incammino.
Una foga di passi che non sanno: non è dato capire. Soltanto contemplarti se discosto l’algebra, la tensione, le finestre che affacciano apparenze; distanza, la risacca senza andare e mi cancella, mentre tu spargi la mia vista cieca e la definizione che ti copre: non ti darò un mio nome.
Dovrei sostare attimi di nulla per coglierti vicino. C’era vento e parole ti rendevano diversa dal tuo viso, essenzialmente unico accecante, dove ritorno, parto, scorgo, se mi frastaglio muoio. I lineamenti: un’opzione inutile.
Ti parlerò di me quando mi piego a strusciare i ricordi dove passi; raccogliere, nella bocca delusa, scintille d’ombra che si fanno voce, che non ho altro e scrivo il tuo mantello che ricopre la terra e la mia sera. Il declino del tempo mi avvicina a un eterno perduto. Tu mi travasi da distanze enormi: amarti senza averti il mio destino.


colours

a4

Come un Cézanne la forma
o un sogno Klee
una donna azzurrata di Picasso
o Kline
tratto
tu mi sfondi la testa e la memoria
s’aggrappa a dei colori per restare
mentre m’arcobaleno pallido.


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