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all’alba che risale

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Tu hai ragione

ci fossimo trasferiti saremmo morti

con tutte quelle radio nel cortile

il cemento sui lati

che uccide il volo dei tuoi occhi e il vento

non si può mai adagiare

spinto da una parete verso l’altra

che persino gli uccelli fanno sosta

ogni giro di mondo

hai ragione

saremmo morti senz’altro

ed avremmo perduto

la vacuità l’istante il tuo non senso

che ci faceva chiedere

se mai significasse qualche cosa

l’aspetto immenso dell’immaginario

se le balene al largo

scendono come neve dalle stelle

e la sera la luna

che non avremmo avuto

la rugiada

all’alba che risale

come quando sostavo sotto casa

e piegavo la notte

per sentirti svegliare.


solitudine

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Amo la solitudine del tuo pensiero
il tuo diverso ascolto
il tuo sostare
in un credo capace di smentire.
Amo di te l’essenza
le tue nuvole a getto
che trasportano il mondo
lungo passaggi di definizione
e la dissomiglianza
dall’esistenza inabile
senza connotazione di frontiera
mentre ti affermi stabile
nella mutevolezza che conferma
l’enorme vastità del tuo dissenso
come un’inesistenza nella vita
la sostanza
nel sonno che sorveglio
mentre ascolto il respiro
che si muta in linguaggio
per avvertirmi della tua esistenza
che conferma la mia
senza altrimenti.


orme

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e questa sosta presso il rimanere
mi stanca
come se camminassi ormai da anni
dove non giro gli occhi per sapere
se mi segue
un angelo o una bestia
e tuttavia
mi precedono orme.


nell’assolato mormorio del grano (di Luciana Riommi)

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troppo angusto lo spazio di manovra
nella sfinita assenza
di sostare
al tempo degli ulivi
senza che una parola
dia l’unzione
all’ingranaggio della fonazione

come intonati – a volte –
a una segreta assuefazione
rumori di preghiera
versi d’amore
e pena d’abbandono
e seduzione – sempre –
la passione
a trascinarsi – stracci alla deriva –
verso gli stessi dèi
che hanno lasciato il campo
increduli all’idea

e tuttavia alla morte
già digrigna i denti
– nell’assolato mormorio del grano

(pubblicata in Dentro spazi di raritàAntologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti editrice, 2015)


uno sguardo dal ponte

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dove si fermerà
questa città
lungo la vista che si sporge
e il fiume
inconsapevolmente decifrato
ogni sosta di ansa
dove ti aspetto in una corsa fiato
e la scia
di una prossima volta


alba di sosta

 

 

non avremo da dirci molte cose
sulla fine di un anno
che non è detto abbia la durata
che gli assegna la luna
o il moto delle stelle o il calendario
e il mio è un interno chiuso dove vive
una fanciulla pallida azzurrata
con le ali piegate
il viso senza pioggia
spalle bianche di luna
e una visione che non si rivela
che mi tengo di scorta
per preservarla dalla sua caduta
in un ammasso d’anni
verrà
quando ne avrà la voglia
se mi sfugge di mano
anno per anno, un anno
in un’alba di sosta.

 

alba di terzo giorno come miele
le mani sulla luna
ed un silenzio
la mia fanciulla bianca
alba di quarto
senza luna dintorno
pallido il suo riflesso
la mia donna
alba di quinto
se solo ti vedessi senza scialle
e di sesto la sera
senza stelle
che le trafughi per lasciarle andare
alba di sosta
nel tempo dove impatto
e mi coltivi per non ritornare.


nuvole a salto alterno

vieni qui
che ti spando i capelli
li liscio, li ristoro, li rammento
e delle mani faccio cianfrusaglie
da tenere sul petto
nuvole a salto alterno
quando mi stendo accanto e ti rivesto
di questa mia distratta esposizione
alle fragole
all’attimo
al silenzio
e ad una irriducibile distanza
per tenere al sicuro
questa parte di mondo
un incidente fragile
che dileguando sfiora la mia costa
quando mi invii messaggi da scordare
e ti vesto di sera
in questa forma lieve
che rende dissipabili i contorni
e ti rovisto.

 


crocevia

Christian Hetzel - Grey painting [1]

io sostavo nell’albero del sonno
e discutevo di deposizioni
e improbabili ascese
ma spandi questa terra sulla mia
e manda vento
che non si fermi
nelle isole al largo
dove scivola l’ombra nei riflessi
e danze stravaganti della luna
bagnami la corolla e lentamente
invia parole
mentre ti aspetto a questo crocevia
di forma navigante
quando ti specchi e cerchi
per ricordarmi di dimenticare


le considerazioni della luna

luna da rocca

(foto di luciana riommi)

 

Per ora resteremo qui

dentro la quiete

che scende la collina fino al lago

dove intriga la notte

e la spazialità della frontiera

come a cogliere segni

di un inverno di pioggia

esile ancora e nuvole vaganti

nell’aria che riluce

questa luna

pallida sorvolante mentre sosto

a carezzare il fondo

del tuo seno disteso

e le foglie

prive di viali oggi

di cui celebreremo ricorrenze

quando il vento si ferma

in questa nostra breve protezione

dove s’arresta il vuoto

nelle considerazioni della luna

che decifriamo a volte

senza alcuna ovazione delle stelle.


adagio in veste d’ombra

 
 

e la notte
quando si ferma
io mi domando dove
finisce questa vista di declino
che sfoglio come un libro
cauto
per non sciupare il poco che c’è scritto
mentre
dai miei suoni lontani
una campana veste
l’ombra
quello che cela
il mondo
e la sosta mi sazia.

 
 


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