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Vi presento Roma

mafai 4

Oggi sono stato da Feltrinelli a Largo Argentina, dove ho acquistato alcuni libri. Non mi sono fatto sfuggire l’occasione per fare una passeggiata in Piazza del Pantheon, da cui mancavo da tempo. Mancavo: anche la piazza.

La delusione è stata grande. La piazza è ridotta a un’accozzaglia informe, un enorme indistinto, con gente ammassata ovunque, seduta dove capita, anche intorno e sopra la fontana del Della Porta con il piccolo obelisco di Ramesse: un bivacco. Ovviamente si poteva ascoltare (si fa per dire) una musica a volume altissimo, percepibile anche dalle strade circostanti.

Questo l’ambiente. Anche piuttosto volgare, capace di comunicare un senso di deforme indifferente: mangiavano tutti, in qualsiasi modo e qualunque cosa. Per non parlare degli innumerevoli ristorantini e pizzeriette ammassate nei dintorni, tutti pieni. Che Roma fosse un ventre lo sapevo, che ingoiasse tutto nel baratro dei suoi secoli, mi era altrettanto noto, ma non in questo senso.

Qui bisognerebbe venire in silenzio; sostare religiosamente a respirare sensazioni profondissime, colme di storia e capaci di trasmettere un infinito senso di appartenenza, dove l’individuo smarrisce i confini di se stesso e percepisce la propria appartenenza a qualcosa di indefinibile e più vasto. Bisognerebbe; sembra di no.

Piazza della Rotonda, con le sue bellezze inimmaginabili, il tempio, l”arco della ciambella, resto delle terme di Agrippa e i resti _ in pratica un vascone _ delle terme di Nerone, i suoi palazzi straordinari, l’antico albergo del Sole, dove hanno alloggiato _ senza stare a fare nomi, tutti, ma proprio tutti, da Ariosto a Goethe. Piazza della Rotonda, un tempo centro del mondo, forse dell’universo. State lontani.

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