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Festival blu

Monet ninfee

(C. Monet, Ninfee)

Vento mulina intorno. Macinare.

A proposito: non ammetto interferenze di sorta.

Intanto: notte bullona passi

(significa piedi incollati al suolo e lungo muro)

mentre si afferma:

sembro quello che sembro dunque sono.

Soprattutto quando le pozze riflettono frammenti:

chi c’è sotto i piedi nell’acqua?

E notte aspra scarica fusioni

di fulminante amena nudità.

Pertanto: collezionare ombrelli.

Anche balle volanti

generalmente d’ordine svariato

(dell’identità ho già detto: conta poco).

Beghe anche = fosca vita .

Dunque, come cantare serenate alle capinere

quando l’ora declina?

E tracannare astri

per piacere di niente e vacuità.

Notte diffonde viola e vento allevia

preponderante stolta assiduità.

Tensione astrale del corpo verso l’alto:

scegliere mete dove non c’è troppo

(cadere cadere cadere…)

Risollevarsi ora

verso spazi lontani

dove sistemi tessono preghiere

nel flusso piombo fuso del presente

ed il passato che torna per svanire.

Del futuro non parlo: non esiste.

Restare a galla, allora.

Idea idrogena

come anatra libera da stagno.

Peccato la gamba rotta

e l’ala gravemente frantumata.

Cielo scosso stasera.


quando mi pensi ancora

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Jamie Heiden

E la luna
all’infinito stare
una nuvola sola
che mi rinfresca e poi mi lascia andare
se si nasce o si muore
sale
lungo un arcobaleno che non c’è
che poserai vicino alla tua serra
dove stava la casa con le rose
e la marea d’inverno che trascina
noi migranti di terra
e lo stagno
circondato da viole
con i pensieri e i suoni della sera
non pensare
troppo di me
ma fammi risalire il tuo riposo
domani
quando mi pensi ancora


sfioritura

(C. Monet, Ninfee)

(C. Monet, Ninfee)


 
 

Stavo pensando ai fiori nel giardino e agli anni per curarli mentre tu te ne andavi.
Pensavo al blu accennato verso il viola e il verde quando nasce. Poi scurisce e assume un fondo come di corteccia, sotto l’ombra degli alberi.
Ho messo anni a spandere ninfee tra richiami di vento e indistinguibili riflessi delle acque. A volte i tuoi capelli, quando formi scintille che sembra che possiedano pensieri e rincorse per coglierli. Di sera, quando la luna cresce e le chimere si levano da gusci di conchiglie dove allevano sogni ed i miei passi ripensano un sorriso di cinabro. E la casa che chiude. Infinite le rose alle pareti, tanto che le persiane: non ce n’è più bisogno. E il glicine al cancello, una tintura lieve pochi giorni.
Poi magari ti viene un’alluvione e ti copre le viole. Capita per incuria; un lieve stato di disperazione che fai finta di niente. Sale dal fondo blu colmo d’azzurro e ripetuti rossi come allarme. Giallo il sole, con toni grigio a strascico di nubi. Fino alla sera grande dove stelle si formano per vaghe nostalgie che tu guardavi dalla tua finestra. Io rastrellavo con i miei pennelli oltre l’ultima luce. Poi pensavo i silenzi di domani.
Occorreranno anni per ritrarre tutto quello che è stato. Sarà il ritratto di una sfioritura, come una cosa piccola che cade nel tuo colore terra dove l’acqua scompare e tu respiri.

 
 


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