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pensieri involontari

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Come di temporale né riparo
che ti bagna la faccia
e s’allaga, s’allarga quando scoppia
senza oblio
che poi sarebbe come una mancanza
che ti presenta il conto
piove d’incontro
e i fazzoletti li ho portati ai morti
l’altra sera al convento dietro casa
(o l’altra casa dietro il convento a sera?)
sarebbe facile
se non piovesse
che mi dimenticassi
di svuotare le stelle e il firmamento
l’alba la sera la città
tempo di calamita che ti tira
la vita
come un abbonamento
al teatro nell’angolo di dove
che mi diverto a scrivere le parti
in forma di silenzio
se tacete
e la pioggia
ha un rumore di fondo
di quelli che si sentono la sera
scrivi o non scrivi: scrive
porta via
e me la bevo dentro una bottiglia
al fondo
senza lasciare traccia
né goccia
altrimenti domani piove ancora
la faccia, il firmamento, la stesura, l’astro, l’aurora, la vescica rotta
la vecchia ghirlandaia, la portiera, i secoli, l’ottundimento
l’aria, la notte, le bugie, la luna
bagna
questa precarietà delle stagioni
e non so come dirtelo.


Shakespeare in blu

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Veloci erano i nostri cammelli come una forma d’aria. E luna a precipizio nella sabbia.
Masbuth m’aggiornava sulla situazione, ma perdevo la busta. Un rullo di tamburi deviava la corsa e mi ritrovo a spendere le ore fuori d’anima sogno.

Avrete senz’altro notato che quanto precede è in forma versi, anche se privi di divisione. Non sarà disdicevole rientrare nella casa bagnata della mia forma prosa, dove potrei espandere i concetti oltre la regola stretta cui la poesia costringe. Avrò voglia di farlo?
Certo allargarsi un po’ toglie fatica e mette al riparo da improvvise lagnanze della prosa che potrebbe, a torto o ragione, sentirsi trascurata. Assicurerebbe anche riparo da critiche, cui la poesia espone, tipo “ma che scrive quello…”, mentre la prosa è molto disattenta: serve alla trama. Quanto alla forma cui il verso costringe: secondaria.
Se poi una trama manca, torna al verso ed esponiti a quanto detto sopra.

Io ricadevo dove cessa l’Altro e il luogo si riprende la parvenza di un galoppo serrato.
Nella rissa d’amore amore mio spalancheremo le finestre rotte e metteremo ad asciugare il mondo come fosse un pastello inumidito, un olio ancora scosso dal colore, una menzogna,
di cui ci scorderemo anche se canta il gallo. Ma ho smarrito la busta.

Masbuth ritornava sui suoi passi, scosso da notte fonda. Massiccio, questo intralcio di vento.
Una città di fumo s’accostava nella sabbia a tormenta. Attimi di divisione. Poi spazza. E luna sorge dove si tramonta.

Dice: perché non spazi?
Per risparmiare. La poesia è risparmio.
Dice: e se volessi spendere?
Cerca una trama.

L’altro giorno al mercato era come rincorrere una voglia. Avete visto i prezzi? Per forza passa.
Intorno: scene di disperazione, casse sconfitte, carrelli sconsolati. Non vi dico le facce.
Colto da impulso atavico di fuga, ricollocavo sugli scaffali, in ordine poco più che dismesso, tutto quanto avevo precedentemente pensato di acquistare.
Ho risparmiato moltissimo: poesia? Comunque, ho salvato le palle!
Comunque non è vero: a cena fuori.
Sembrano dannatamente pieni (poco poetici; prosaici?) – i mercati, dico. Non è così. Traduco: sporca menzogna da capitalista. Nulla per soddisfare il desiderio d’essere. Quello sì che è al risparmio!
Qualche volta il teatro. Esempio : Shakespeare in blu.

D’accordo, qualche gorgo trascina vuoti al fondo e l’ossigeno si sperde tra le gocce, ma le sirene rispondono alla sera dove l’essere corre il suo contrario e le stelle, che non sanno di tempo, appaiono soltanto all’imbrunire. Dunque non ricercare contrappesi di mondo, che la materia comunica silenzio e lascia le questioni alle comari, d’autunno, quando si chiude presto.

Adesso si potrebbe pensare che la poesia esprime l’essere, mentre la prosa soltanto cavolate. Non è affatto così. Garantisco anzi che spesso avviene il contrario.
È che le cose vanno come sono andate e il montaggio richiede sacrifici. Dunque, nessuna presa di posizione o dichiarazione di valore: è successo per caso.
Con ciò saluto dispersivamente, con inchini nel dove e nell’altrove, nel quando o meno e il quant’altro, per non fare torti. Più spesso dentro il nulla, vista la mia carenza di lettori (per inciso, fanno benissimo a frequentare l’Altro) e come in ogni frase troppo fatta, lascio il tempo che trovo e dunque taccio.

 
 


Dal teatro

Un qualunque teatro. Epoca a scelta.
Notte: vento divaga incerto; stelle a fasci.

I Scena

(A fronte mare. Entrano un personaggio con maschera, un uomo in ombra, una ragazza colma di colori).

[…]

Testo completo in pdf (free download):
Dal teatro ovvero Anima Mundi


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