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Ottobre

rembrandt disegno

Io sono nato quando si riposa

il tempo nella terra e torna sera.

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qualche volta ti scrivo poesie

a6

Qualche volta ti scrivo poesie

lungo la notte

appena

tra un’immagine e l’altra

che mi riesce di ricostruire.

Quindi mi sento minimo

pensando

a questa brevità che ci circonda

e mi chiedo

che cosa resterà di queste tracce

e la risposta è niente

ma non per questo smetto di pensarti

come a un’acqua

che per quanto si afferri non rimane

molto altro da dire.


l’incognita

Sir George Clausen Tutt'Art@

Tu mi sembri un’incognita funesta

che non riesco a cogliere

per quanto m’avvicini

altro che la tua linea verso l’alto

un’ebrezza nascosta

un conosciuto che non ho pensato

un’incertezza

che mi devasta il tempo

che non ti vedo spesso

ma quanto basta per non riposare

quando mi accendi gli occhi

e me li spegni.


diminuzioni

lalla 1

Diluivano a passo di danza

come fanno le donne

le stagioni

tramite sfumature

da un’atmosfera all’altra

e il vento che sapeva cancellare.

Di notte risultava più difficile

senza la luce

l’arco

il volo dei migranti

che interpretava la diminuzione

stagliandosi nell’alto dell’incerto,

sai quelle cose rosse senza suolo

che non si può parlare

come tra due emisferi.

Tuttavia si capiva dalla terra

ed i suoi segni

che riferivano da apatico a malfermo

quando non resta tempo

e dal solito deciso mal di testa

che hai scordato l’impermeabile

e la pioggia ti sospinge

a volte in un portone.

Non c’era altro da riconvertire

come mi raccontavano le mani

a volte gonfie

altre intirizzite

che diventano piccole

da non poterle mettere in tasca

per il rischio di non ritrovarle

ma ci mancava il mare

che la nebbia in Bretagna costeggiava

allontanandoci

senza dove.

E quando

e forse altrove.


ricordi

e adesso sono qui
pieno di storie
da riposare nella mia memoria
ma si muovono
e mi spostano il tempo.

lalla e


astrazioni di una difesa inutile

hopper d

E allora questo corpo – qualcuno disse –
cosa ne devo fare?
Fai come se non ero – risposi –
suscitando perplessità
per l’evidente scambio di persona
e tempo.
Se non fossi – corresse –
No, ero o potrei forse dire che sarò
ma non capiva l’istantaneità dell’attimo che passa
frattempo dopo frattempo
e il luogo
indefinibile sempre
se non esiste l’ora
e la capacità di possedere
neppure un’astrazione.
I tuoi ricordi – chiesi –
come ti rovistano?
E dunque questa stanza
potrebbe trovarsi in un hotel sulla spiaggia
abitata dal mare
e le stagioni passano
e la luna che scivola la sera
– scivolava… scivolerà..-
il fatto è che tu c’eri
ma coglierti è impossibile.


Alla riva che sembra

Christen_Dalsgaard_-_A_fisherman's_bedroom_-_Google_Art_Project

(immagine: C. Dalsgaard, “A fischerman’s bedroom)

Voi mi sembrate una diffusa-mente

e fonte a ricordare

mentre vi porto dentro

e discorriamo

come se fosse oggi il mio domani

quando ci incontreremo

o più probabilmente

noi ci diremo addio come le foglie

che il silenzio trascina

quando l’inverno le raduna al suolo

e vanno come sempre va l’amore

nell’onda mai se stessa

per quanto il nostro sguardo la trascini

alla riva che sembra.

 


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