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infinito zero

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Sono venuto a dividere le cose
una mucca dal latte
un fiore dalla terra
un colore dal cielo
un quadro dal pennello.
Sono venuto a dividere e a dividerti
come è opportuno fare con le cose
che altrimenti
le vedi come notte e dici notte
senza contare le stelle
ma me le trovo sempre tra le mani
che si uniscono
e per quanto divarichi
ritornano
e per questo non sono diviso da ciò che sono stato
ma sono diviso da quello che sarò:
le conseguenze mi rintracceranno.


riflessi

image 3s

Non ho occhi diversi dal guardare
dove poggi l’oceano la sera
né parole
quando mi scende il tempo
e sale
l’universo
all’imbrunire.


Penelope

Dalì

Tesso la notte come le giornate

e tesso le mie tele senza ore

tesso vuoti d’amore


quando le migrazioni

strada

e gli alberi non hanno una ragione

diversa dalla tua

per quest’aria che passa

con la sua umidità

disciolta

quando settembre cade

né le case sommerse dalla sera

abitano ricordi

che tu non abbia avuto di passaggio

quando le migrazioni

dove talvolta

mi piego e cerco sonno

che mi separi dalla mia insolvenza

e mi chiedo di te

come se fosse ovvio

prima di addormentarmi.


l’eroe dai mille volti

1a

Anche oggi pioveva mentre piove
e la mia disponibilità scorre sui vetri
in un indisponibile passaggio
che se tocco mi bagno.
Ma se fossi finestra darei ospizio
a certe indefinite infiltrazioni
un alterno insicuro
se ristagno.

Ho costruito una città dolente
dove non voglio vivere:
sto, dove soggiace stare.
Se fossi un architrave senza legno
m’imbarcherei su navi senza porti
ma sono carta e a volte sono vento
che mi sfilo i capelli e le parole
mi sfilo l’asma
l’alba
la disdetta
e il tempo che ho venduto per campare.

Inseguo
nelle ultime ore.

E nella notte quando le falene
ardono le scintille senza sole
nella voce che muore
nel silenzio
io sono un infinito smarrimento.
Senza terra.
E neppure
dolente
ma una stella.


il collezionista

mondiran-1

Della tua vita faccio la mia vita
e nella cura dell’ambiguo verso
curo me stesso
e transito.


elogio dell’inverso

renoir-22

Si viaggiava come per confusione: perplessamente notte.

Mulinelli tracciavano speranze d’inerpicare passi. Forse d’aria. S’alternavano intorno circonflesse: schiere atonali con facce come stelle. A tratti: paradossale luna. Orizzontarsi? Una questione breve.

C’è poco da sostenere. Le misurazioni risentono dell’imperfezione d’ogni intelletto umano. Tuttavia: solo cinquecento miglia di errore. Comunque, pur nella validità precaria del sapere, i nostri calcoli non sanno definire. Se infatti la terra è una circonferenza misurata, quale il limite del vuoto che circonda?

Ah cuore mio… (mentre notte sostiene dissolvenze) dove trovare un luogo circoscritto? E posare: questa forma che passa.

Per intanto un cestino: una merenda breve. Uova sode, pere, olive, qualche pomodoro. Andarci piano: non credo avere scorte sufficienti per lo zero che circonda e non consente previsioni di sorta.

Anche se fosse: quale importanza può avere un pasto consacrato di fronte all’inservibile dell’universo? Se infatti mi nutrissi di materia diversa dalla polvere di stelle, l’universo potrebbe avere una funzione. Metti, ad esempio, conoscitiva di quello che circonda. E si vede. Incombe. Affascina. Trastulla. Insomma, sconvolgimenti vari, magari persino di tipo spirituale (a parte ogni ovvia ricerca di quel che chiamiamo dio, che da qualche parte dovrebbe pur essere. Se fosse). Ma così, nell’utile olivastro del mangiare, tutto si riduce a parsimonia.

Ottica per ottica (nell’infinita varietà dell’otticare – una per ogni uomo sulla terra) capisco perfettamente la posizione delle così dette fanciulle del digiuno. Rispettabilissima. Forse perfino appetibile, Infatti, nella loro rigorosa astensione potrebbe nascondersi una ricerca fluttuante atonica, di quelle che poi scopri l’inespresso. Tanto per intendersi, sarebbe a dire che l’universo non è solo mangiare, ma se lo mangi non te ne accorgi mai.

Ah cuore mio… dove trovare un luogo circonflesso, di quelli che ti tornano tra le mani e il tempo non scompare? Questa potrebbe essere una ricerca efficacissima: anoressia come trasformazione spazio-temporale = da rivedere tutta la relatività generale. Fisica per fisica, se l’universo è fatto dello stesso materiale del nostro corporeo corpo, tutto si riduce a un fatto “fisico” e trovarne la forma di astensione potrebbe persino aprire all’immortalità.

Ah, povere ragazze… quanta verità nel loro rifiuto!

La storia della bellezza o del piacersi è colossale balla. Vi sembra magrolina la Venere di Milo? Atri tempi, altre donne! Nessuno si sognerebbe di dire che non era bellissima. Per non parlare di Poppea: l’avreste detta magra? e così via così via.

No, la colazione non c’entra. Ben altro, come dicevo. Questa storia del corpo non lo riguarda affatto. Noi rifiutanti ricerchiamo la sostanza originale, l’astro traverso che non traversa mai, la sintesi perfetta spazio-mente, l’elogio dell’inverso, la plus valenza dentro il segno meno, la riduzione all’ultimo essenziale. E il tempo: una questione di fatti.

Noi rifiutanti ricerchiamo. Una ricerca del non ricercare: espressamente nulla. Dunque, lasciamo aperto tutto l’invaso enorme del possibile. Noi rifiutanti = vasta (im)possibilità.

Ma tu mandami una delusione da scontare, che ci passo la sera.


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