Archivi tag: tempo

lettera a nessuno

23472454_1739519132784951_7363520631834337613_n

Ho negato di aver scritto di te

perché non avevo tempo

o più semplicemente non avevo il tempo

perché il tempo non si può avere

come non si possono avere le corolle

che nascono di pomeriggio

perché niente nasce di pomeriggio

né posso avere quello che mi accade

perché è subito accaduto

e quello che accadrà lo scriviamo la sera

quando tutto è successo

e tu non ci sei.

Annunci

Robert Lowell: Harriet

George Clausen La lettura alla luce della lampada ca. 1909 - Leeds City Museum UK

Mezz’anno, poi un anno e mezzo, poi
dieci e mezzo – il pathos dei mezz’anni della bambina
che ricompare ogni estate. Il suo Dio una lumaca di mare, Dio una regina
con quaranta servitori. Dio – non continuasti… le cose turbinano
nel morso della sega a catena di qualunque cosa inquadri
l’universo per nome e numero. Per la centesima volta
affettiamo la nebbia e giriamo intorno
al villaggio con i fanali abbassati,
come il primo filosofo Talete che credevo tutto fosse acqua,
e cadde in un pozzo… cercando di trovare la chiave
dell’auto… Non può esser qui, e quindi deve essere là
dietro la prossima curva della strada o banco
di nebbia – accecato dai nostri deboli raggi, un faccione,
bianco quadrante d’orologio, ancora amico della terra.

 


tra le fotografie

Christian Hetzel - Grey painting [1]

(immagine di C. Hetzel)

 

Dicono che oggi farà freddo

ma non sono preoccupato.

Dicono anche ci sia molta neve

verso il centro dell’est, sull’Appennino

e la piana

un tempo calda

sogni d’altre stagioni tempo addietro.

Dicono che la gente accenda il fuoco

si ripari, si copra, si travesta

ma non ho notizie certe.

Ho conosciuto molta gente morta

amici, parenti, attori, giornalisti

gente diretta ed indirettamente

come ti viene il tempo

ma è da molto che non faccio amicizie

e non conosco più la gente viva.

Vivo indietro

tanto che mi domando se la sera

quando cade il cadere della notte

qualcuno si ricordi d’altri morti

e di me, che mi ricordo loro

ma c’è silenzio oggi

c’è silenzio

tra le fotografie.


un che di grigio

Jan mankes Row of trees

(immagine di Jan Mankes)

 

Sai, il paesaggio è ciò che ancora ignori.

Ricordati di questo quando incolpi il destino.

Un giorno, sfiorando con lo sguardo un che

di grigio, ti riconoscerai. Con quel grigio vicino.

 

I. Brodskij, tratta da E così via, Adelphi, Milano, 2017)


Questa città

de pisis 7

Mia cara, non ci siamo spiegati a sufficienza

notte divampa accanto ed io m’azzero

questa città

s’adagia sul mio sonno

come una rosa scura in mezzo al mare

sembra

qualche cosa di fondo

e nuotare diventa dissolvenza

quando risale, muore.

Non lo dovremmo dire a quest’età

ma le parole sanno d’altri tempi

e scivolano, lo sai, come le rughe

dalle tempie alla bocca

angeli stanno al vento e noi sostiamo –

ma non abbiamo un quando o una risposta

e il tempo, nel mio poco addosso

se non sogni l’eterno

cosa vuoi che ti dica

se non di qualche notte.

 


ma che fine hanno fatto i taxi con i predellini?

r01

Ma che fine hanno fatto i taxi con i predellini? E i cavalli delle carrozzelle? E gli asinelli del Gianicolo che tiravano un vagoncino carico di bambini? E i burattini, la domenica.

Perché il mio gatto non ha più gli stivali?

Erano verdi e neri quei taxi ed erano grandi: ci si poteva salire in molti. C’era lo strapuntino, cioè un piccolo sedile di fortuna posto dietro la spalliera dei sedili anteriori. Si tirava giù e ci si sedeva. Io ci sono stato. Rannicchiato. Ci si stava rannicchiati.

Poi il tassista si voltava ed apriva il vetro per chiedere dove si voleva andare. Erano scorrevoli quei vetri, come le frecce che uscivano dalle fiancate per indicare la direzione. C’era una direzione.

I cavalli non avevano le frecce. Salivano da San Pietro al Gianicolo con un rumore cadenzato di zoccoli. I cavalli avevano un rumore.

Anche lo scaldabagno a gas quando lo accendevi. Lo accendevi e faceva un rumore di vampa: sembrava ci fossero centinaia di candeline. La domenica facevamo il bagno in un altare.

Quando la notte avvolge ed io non dormo.

Al davanzale.

Con la strada bagnata e la vita che ancora non sapeva di soffrire.

I taxi però avevano i predellini. Potevi fare la corsa appeso fuori. E il vento, le stelle, le navi del deserto.

Poi uno faceva l’amore per non stare male. Ero costretto a risponderti: ma dove vuoi che lo trovi un senso?

A volte trovavo suoni. In una stanza grande, piena d’organo e cori. Era grande. Dice che c’era Dio.

E i vicoli mormoravano: quando le processioni. M’hanno levato i suoni.

C’erano Madonnine appese ai muri. Erano colme di cuori per grazie ricevute. Era molta la grazia. Oggi le hanno tolte dalle strade. Con la pietà.

Senza la Madre Cristo non può nascere. Hanno levato Cristo dalle strade.

Che fine ho fatto io?

E la mia anima. Nei Fori dove stava Roma. Quando adesso la notte. Cerca una ragione, persino una metà, per rimanere.

E sono costretto a risponderti: poi tutto si rimargina, anche la notte.


la notte delle indulgenze

wild things

 

(immagine di jamie heiden)

 

PDF free download

La notte delle indulgenze

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: