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J. Ashbery: Pirografia

Il vago sospetto è che sarà sempre così,
l’apparenza, il modo in cui le cose all’inizio si terrorizzavano
nella luce della notte e poi si rivelarono essere,
seppure ancora capaci, nondimeno, di un’angusta fedeltà
che tu e loro volevate diventare:
niente sospiri come musica russa, solo un immenso sdinapanarsi
fuori verso i punti di confluenza e la tenebra oltre
questi prati spogli, costruiti a spese dell’oggi.

Pirografia, da “I giorni della casa galleggiante”


M. Strand: Lungo party triste

da “The Late Hour”

Qualcuno stava dicendo
qualcosa riguardo ombre che coprono il campo, riguardo
lo scorrere dell’esistenza, di come ci si addormenti verso il mattino
ed il mattino passi.

Qualcuno stava dicendo
di come il vento muoia ma poi ritorni,
di come le conchiglie siano le bare del vento
ma il tempo continui.

Era una lunga notte
e qualcuno disse qualcosa riguardo a come la luna perdeva il suo
bianco
sul freddo campo, come non ci fosse nulla davanti a noi
oltre le solite cose.

Qualcuno menzionò
una citta in cui era stata prima della guerra, una stanza con due
candele
contro un muro, qualcuno che danzava, qualcuno che guardava.
Cominciamo a credere

che la notte non avrebbe avuto termine.
Qualcuno stava dicendo che la musica era finita e nessuno
se n’era accorto.
Allora qualcuno disse qualcosa riguardo i pianeti, riguardo le
stelle,
di quanto fossero piccole, quanto fossero lontane.


dove poggiano le ore

dove correvano le volpi
mi sembrava un’allergia traversata da un fiume
il vento nelle canne
che cambiavano forme
tanto che non sapevo dove fosse
il luogo dove poggiano le ore
e il seno tra le spighe quando è aurora
come avessi le mani
che stavano all’azzurro come il senso
del tuo abito lungo
e i rumori, passanti, i tuoi momenti rapidi
mentre la bocca sussurrava il mondo
e il suo fluire inutile
ma
se il pianeta suonasse
ne sarei attratto come una farfalla
da una luce notturna
in questo immenso vuoto


le frasi che non hanno più una casa

Hopper, approaching-a-city 1946

Ora quel tuo profumo non è chiaro
quando s’alzava il vento
ma non è di questo che volevo parlarti.
Neppure il tuo profilo
e davvero non si riusciva a intravedere
un’altra linea da lasciare in giro
quando l’estate insiste ed ogni notte
ti propone diversa
impedendomi di raccogliere in un vaso
il rumore dei pini
le frasi che non hanno più una casa
e dio che dorme.
Tuttavia mi sembrava un vecchio istante
vecchio come la terra che contiene
gli istanti tutti
e i pensieri
di frattempo in frattempo.


la parte

Io non sono la vita, ma una parte;
del tempo faccio solamente parte,
ma non sono la morte: una parte.
Non sono neppure l’universo ma una parte.
Partecipo di un’esistenza e un vuoto
solo in parte,
ma non sono neppure una misura.
Sono soltanto un limite: una parte.


le cose che vanno nella sera

Dalì

In modo imprecisabile
mi verrai a trovare di nascosto
tu
modo notturno
come mi aspetto quando
non ho sonorità
e dirai frasi prive di alcun senso
nel momento in cui chiudo le persiane
toccandomi le spalle e la camicia
tu
più bianca della mia disattenzione
ai nidi vuoti dove gli aquiloni
ritornano la sera.


un sonno fondo

wild things

(immagine di jamie heiden)

Certe volte si cade addormentati
come i fuochi di sera
quando si estinguono per mancanza estrema
e la campagna somiglia a un tempo stanco
e un rimpianto
mi circonda la testa
come un turbine lento da assopire
e tu
che mi hai sognato
lasciami un sonno fondo.


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