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questa stanza di passi

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Ora mi sembra strano attraversare
questa stanza di passi
dove mi è nata tutta questa terra.


i nomi nella terra

cose di nulla

(immagine di luciana riommi)

E’ venuta una sola persona
l’altra notte
ai richiami
dove gli angoli danno il capogiro
e non si muove
l’asse
della terra.
E’ venuta da sola
perché era una persona sola
e mi ha chiesto “puoi nominarmi?”
ma io non potevo farlo
perché non avevo l’acqua
e senza l’acqua che trasporta i suoni
tutti i nomi cadono nella terra.
Ci siamo messi a scavare:
molti erano stati dimenticati.


schizzi di terra

lalla 1

Noi ci cerchiamo come fa la mela
quando tocca la terra
e l’improvviso
di un’antica memoria.


Lettera dal ritiro

a3

Lei non dovrebbe insistere: non tornerò nel mondo.
Ho avuto qualche anno di notorietà, quando sollecitavo le emozioni a nutrimento di una malattia di cui conservo tracce involontarie. Non ho chiesto di esistere.
O scrivere, inventare il mio disagio, posto a sostegno di un più vasto nulla. In fin dei conti non ho fatto niente. Questo niente mi ha fatto.
Oggi vivo in campagna _ ritirato.
Schivo giorni, serro le mie notti quando gli uccelli che tornano la sera trovano il suolo accanto a dove resto e insieme ripassiamo cognizioni, suoni di un’altra lingua e le falene, confuse con il manto della sera, le farfalle scure che dalla sera nascono, le rondini che perdono la strada, e le creature infime di terra, le rane al fosso, i pesci che cadono dal monte con la pioggia, cercano le lanterne del giardino dove spengo me stesso.
Offro deviazioni. Leggo libri, ma la voce rimane in questo corpo.
A volte penso sentano il pensiero. Credo che morirò senza parlare.


Pavese: sei la terra e la morte

jamie 4

Sei la terra e la morte.
La tua stagione è il buio
e il silenzio. Non vive
cosa che più di te
sia remota dall’alba.

Quando sembri destarti
sei soltanto dolore,
l’hai negli occhi e nel sangue
ma tu non senti. Vivi
come vive una pietra,
come la terra dura.
E ti vestono sogni
movimenti singulti
che tu ignori. Il dolore
come l’acqua di un lago
trepida e ti circonda.
Sono cerchi nell’acqua.
Tu li lasci svanire.
Sei la terra e la morte.

(C. Pavese, 3 dicembre 1945)


notti nel sottosuolo

Gabriel-Pacheco2

Quindi scese le scale

come zoppo

poggiato alla ringhiera

un passo a volta

ricercando un appiglio in un pensiero

ma le nuvole erano lontane

e si volava alto.

Occhi alla terra, sogni le parole

credo cercasse il mondo.

Io risalivo muto;

probabilmente ne cercavo un altro.


albatros 2

cieo 4

(immagine tratta dal web)
Io sono un albatros da navigazione
e vento, spaziature
vacillare
senza approdo di terra.
E tuttavia la sera
qualche volta
ti vestirei di striature azzurre
per un incontro immenso come il mare:
io non posso restare.
Quindi riverso fondo
ti sfiorerei le palpebre e il tuo sonno
per un contrario che non so volare:
stelle
non ne posso toccare.
Mi legherei le ali alla tua schiena
e la parete al cielo
per ravvisarti un attimo
ma tu sei forma dietro una finestra
che contemplo lontano
terra
che non posso sfiorare.


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