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notte all’occaso

Defaced Rothko at Tate Modern

E per quanto io giri nel profondo
verso contrario al solco della sera
questa diminuzione mi raggiunge
notte all’occaso
e diluite forme
portano indietro tutte le mie ore
e mi rivedo dove siamo stati
volti sfuggenti
e nati
in un malore
quando ci partoriva questa terra
l’ultimo giorno prima
e adesso
e dopo
immenso il mio torpore.


curvatura di terra (reloaded)

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Ho male alla distanza

e al precipizio enorme che non dorme

alle fotografie

a uno specchio spezzato

dove qualcuno sfuma la speranza

e alle tue cartoline che non leggo

mentre in Norvegia cadono le stelle

che non vedo

per questa curvatura

che mi piega la terra

e in Africa tramonti

mi spezzano la unghie

foglie

di questa mia irrisolta lontananza

che tendo

per chiederti la sera

di fare qualche cosa per la mano

che mi fa male

questa nostra insonnia

ma credo sia soltanto un grande sonno

se potessi dormire.

 


albatros 2

cieo 4

(immagine tratta dal web)
Io sono un albatros da navigazione
e vento, spaziature
vacillare
senza approdo di terra.
E tuttavia la sera
qualche volta
ti vestirei di striature azzurre
per un incontro immenso come il mare:
io non posso restare.
Quindi riverso fondo
ti sfiorerei le palpebre e il tuo sonno
per un contrario che non so volare:
stelle
non ne posso toccare.
Mi legherei le ali alla tua schiena
e la parete al cielo
per ravvisarti un attimo
ma tu sei forma dietro una finestra
che contemplo lontano
terra
che non posso sfiorare.


il canto della terra

van-gogh

Mi comprimevo
nel mio domani piccolo
con immenso timore
ed istintivamente
cercavo la tua mano
mentre ascoltavo le ultime notizie sul ritardo
l’afasia delle stelle
l’ombra azzurrata a terra della luna
splendidamente pallida
come la tua voce
che disfaceva il mio silenzio apatico
e tuttavia ascoltavo
se ci fosse una viola
nell’armonia del vento che passava
e scoraggiava anche gli usignoli
a raccontare storie da lontano
– cercavo la tua mano –
e inabissato dove stava il seno
mi ritraevo verso
l’impossibile senza della sera.


cantico di un amante sulla sera

Non posso continuare con questa monotonia,  come se nella mia testa non passassero altro che poesie.

Ci passa altro, ma non lo dico. Dunque, l’ultima (almeno per un po’).

 

01gabrielpacheco

Cantico di un amante sulla sera

Ah se ti amassi come ti amerei

se tu mi amassi ed io

amando amato

mi riversassi come una cascata

nel tuo lago

e chiostro al firmamento

dove la notte si diletta stelle

e luna riflettessi

il mio pallore dove la tua luce

si spande a questa breve fioritura

e la mia vena

dove mi schiudo dentro la tua terra

amando come t’amo questo amore.


vento di terra

ah santo cielo
è tutto così difficile
amarti come scorgere
senza un’ equivalenza di confini
e segni
per scioglierti i capelli
ma mi addormenta
questo vento che sale dalla terra:
tu vivi nei miei nidi.


L’ambiguità del “Tu”: tu sei come una terra: Cesare Pavese

nella poesia di Pavese (come in “verrà la morte e avrà i tuoi occhi”), la donna ha un doppio volto, celeste e ctonio, irrinunciabile e “mortale”, fonte, principio e fine nell’espressione di una ambiguità simile alla vita.

 

 

 

 

tu sei come una terra

che nessuno ha mai detto.

Tu non attendi nulla

se non la parola

che sgorgherà dal fondo

come un frutto tra i rami.

C’è un vento che ti giunge.

Cose secche e ritorte

t’ingombrano e vanno nel vento.

Membra e parole antiche.

Tu tremi nell’estate.


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