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la pioggia sulla terra

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Siamo stati un passaggio d’universo

in un angolo stretto

di un inverno lunghissimo ed i soli

un’estate rovente

quando s’accosta l’asse.

Siamo stati città dentro un’idea

che pensavamo a volte di cambiare

siamo stati sudore

di un’illusione lunga quanto il tempo

per ritrovarci nello stesso punto

dove nascono i sogni e t’allontani.

Oggi siamo comete e il mio lontano

immagina talvolta la tua scia

ma spero di cambiare la tua orbita

e collidere

in un vasto ritorno

di pioggia sulla terra.

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Lettera dal ritiro

a3

Lei non dovrebbe insistere: non tornerò nel mondo.
Ho avuto qualche anno di notorietà, quando sollecitavo le emozioni a nutrimento di una malattia di cui conservo tracce involontarie. Non ho chiesto di esistere.
O scrivere, inventare il mio disagio, posto a sostegno di un più vasto nulla. In fin dei conti non ho fatto niente. Questo niente mi ha fatto.
Oggi vivo in campagna _ ritirato.
Schivo giorni, serro le mie notti quando gli uccelli che tornano la sera trovano il suolo accanto a dove resto e insieme ripassiamo cognizioni, suoni di un’altra lingua e le falene, confuse con il manto della sera, le farfalle scure che dalla sera nascono, le rondini che perdono la strada, e le creature infime di terra, le rane al fosso, i pesci che cadono dal monte con la pioggia, cercano le lanterne del giardino dove spengo me stesso.
Offro deviazioni. Leggo libri, ma la voce rimane in questo corpo.
A volte penso sentano il pensiero. Credo che morirò senza parlare.


Pavese: sei la terra e la morte

jamie 4

Sei la terra e la morte.
La tua stagione è il buio
e il silenzio. Non vive
cosa che più di te
sia remota dall’alba.

Quando sembri destarti
sei soltanto dolore,
l’hai negli occhi e nel sangue
ma tu non senti. Vivi
come vive una pietra,
come la terra dura.
E ti vestono sogni
movimenti singulti
che tu ignori. Il dolore
come l’acqua di un lago
trepida e ti circonda.
Sono cerchi nell’acqua.
Tu li lasci svanire.
Sei la terra e la morte.

(C. Pavese, 3 dicembre 1945)


sospensione

magritte

e la luna
un silenzio poggiato
nel vuoto che circonda questa terra
mi ricordavo di vestirti appena
senza che si componga una parola


notti nel sottosuolo

Gabriel-Pacheco2

Quindi scese le scale

come zoppo

poggiato alla ringhiera

un passo a volta

ricercando un appiglio in un pensiero

ma le nuvole erano lontane

e si volava alto.

Occhi alla terra, sogni le parole

credo cercasse il mondo.

Io risalivo muto;

probabilmente ne cercavo un altro.


curvatura di terra (reloaded)

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Ho male alla distanza

e al precipizio enorme che non dorme

alle fotografie

a uno specchio spezzato

dove qualcuno sfuma la speranza

e alle tue cartoline che non leggo

mentre in Norvegia cadono le stelle

che non vedo

per questa curvatura

che mi piega la terra

e in Africa tramonti

mi spezzano la unghie

foglie

di questa mia irrisolta lontananza

che tendo

per chiederti la sera

di fare qualche cosa per la mano

che mi fa male

questa nostra insonnia

ma credo sia soltanto un grande sonno

se potessi dormire.

 


albatros 2

cieo 4

(immagine tratta dal web)
Io sono un albatros da navigazione
e vento, spaziature
vacillare
senza approdo di terra.
E tuttavia la sera
qualche volta
ti vestirei di striature azzurre
per un incontro immenso come il mare:
io non posso restare.
Quindi riverso fondo
ti sfiorerei le palpebre e il tuo sonno
per un contrario che non so volare:
stelle
non ne posso toccare.
Mi legherei le ali alla tua schiena
e la parete al cielo
per ravvisarti un attimo
ma tu sei forma dietro una finestra
che contemplo lontano
terra
che non posso sfiorare.


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