Archivi tag: visione

stella lontana

23472454_1739519132784951_7363520631834337613_n

Non ho cognizione del tuo immenso

stella lontana

che mi racconti d’altro

e il mio capire

segue la notte

e trema.


I. Brodskij: uno sguardo da fuori

Bust_of_a_child,_Paul_Klee,_1933

Quando, solo su un deserto altopiano, stai
sotto l’immensa cupola dell’Asia nel cui azzurro
di rado un angelo o un pilota diluiscono l’appretto;

quando sussulti al pensiero della tua pochezza,
ricorda: lo spazio, al quale, sembra, niente è necessario,
ha un bisogno estremo, tuttavia,
e di uno sguardo da fuori, di un criterio del vuoto.
E solo tu puoi servire a questo scopo.


Wallace Stevens

George Seurat

Eppure sono l’angelo necessario della terra,

Perché nel mio sguardo vedete la terra nuovamente,

 

Libera dalla sua dura e ostinata maniera umana,

E, nel mio udire, udite il suo tragico rombo

 

Liquidamente sollevarsi nei suoi liquidi indugi,

Come acquee parole nell’onda, come sensi detti

 

Con ripetizioni e approssimazioni. Non sono forse,

Io stesso, una sorta di figura approssimativa,

 

Una figura intravista, o vista un istante, un uomo

Della mente, un’apparizione apparsa in

 

Apparenze tanto lievi a vedersi che se appena

Volgo la spalla, subito, ahi subito, svanisco?

(tratta da “Angelo circondato da paysans” di Wallace Stevens)


connessioni

seurat 6

Quest’acqua non è più fresca

ma non fa differenza

se la bevo

come sabbia sommersa.

Poi, quando sono a pezzi,

mi connetto

a ciocche di capelli

che tiro

per vederle lacrimare

per connettermi a lacrime.

Questo mi permette

offuscandolo

uno sguardo sul mondo.


Altre notti

pianello f. bambina_in_piedi_4_1942_44

Altre notti, mia cara,

altro disagio

ricorderai, io spero,

l’ombra del tuo fermaglio

gli aggiustamenti, l’ansia delle cosce

e l’altro mondo rovesciato in questo

ah quanto tempo, quante divisioni!

E gli scenari opachi

che a nessuno interessava intravedere

la luna al sottobosco o l’onda a terra

ma piuttosto le mani

altra visione

antica quanto il soffio del respiro

e il petto frantumato dagli istanti

ricorderai, io spero, i miei sussulti

e gli inganni per poterti trascinare

dove si perde la composizione

di questo assurdo per un altro assurdo

e ti chiedo

rimani.


Da lontano una vita

Chagall-Il-Violinista-1913

La vita poteva essere diversa, Maria:
un’altra vita.
Si poteva ad esempio vivere nelle Grottesche
e sottosuolo spingere
la luce alle finestre:
sormontare.
Si poteva variare: astri, destini, innominata fonte;
al fosso delle Madri scivolare
altri canali
e fango addolorato risalire
dove inventavo spiagge
di cui conto i granelli, invano sempre,
perché mi piace il vento.
Vento allora. E tra cavalli a dondolo svelare
le orecchie delle donne tra i capelli
e baci a lingua lunga verso il collo
nascondimenti antichi
vesti d’anima
sera.
Dunque sera. Dove sferrare mondi a dismisura,
che di questo ho già fatto colazione
e non respiro.
E se potessi allora respirare
dovrei dire a qualcuno di non farlo:
non costringermi solo a immaginare.
Avremmo scritto.
Tu l’hai capito, cara:
io la vita la scrivo.
Da lontano.


tra riflussi di costa

imgres

Forse veniva da vissuti incerti

ma questa malcelata fioritura

mi sembrava distratta

come se ritirasse i suoi giardini

dall’ombra della sera

e l’onda

che sognava vicino

un oceano immenso che circonda

non aveva più voglia di partire

e stabile

prolungava il profumo di risacca

alla mia costa

dove il silenzio tentava di intuire

quello che oggi non è ieri e forse

riversando pensieri tra le viole

e i tuoi diversi accessi.

Quanto a me mi applicavo

con tutta l’incertezza del momento

ai riflussi costanti della vita.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: