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le mani libere

strada

Io mi trovavo nel tuo labirinto

lontanissimo credo

dalla risoluzione di un problema

che avevamo inventato per errore

uno di quei fasulli accorgimenti

che ti sembra di avere

le mani libere

mentre mi lego al tuo legame stretto

e il mio che non ho sciolto

quando qualcuno mi ha serrato al mondo

dove si dice vivano

i legami

che soltanto la morte.


notte all’occaso

Defaced Rothko at Tate Modern

E per quanto io giri nel profondo
verso contrario al solco della sera
questa diminuzione mi raggiunge
notte all’occaso
e diluite forme
portano indietro tutte le mie ore
e mi rivedo dove siamo stati
volti sfuggenti
e nati
in un malore
quando ci partoriva questa terra
l’ultimo giorno prima
e adesso
e dopo
immenso il mio torpore.


la notte poco fa

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(immagine di jamie heiden)

 

La notte poco fa

tu mi riposi intorno

e l’alternanza.


il posto delle piaghe lucenti 2

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E noi

che siamo stati

una medicazione lunga

di una cura finita con la morte

noi

che siamo stati

piaghe lucenti in vita

rendiamo grazia per avere amato

questa caducità

e voi che siete

siate.


Da lontano una vita

Chagall-Il-Violinista-1913

La vita poteva essere diversa, Maria:
un’altra vita.
Si poteva ad esempio vivere nelle Grottesche
e sottosuolo spingere
la luce alle finestre:
sormontare.
Si poteva variare: astri, destini, innominata fonte;
al fosso delle Madri scivolare
altri canali
e fango addolorato risalire
dove inventavo spiagge
di cui conto i granelli, invano sempre,
perché mi piace il vento.
Vento allora. E tra cavalli a dondolo svelare
le orecchie delle donne tra i capelli
e baci a lingua lunga verso il collo
nascondimenti antichi
vesti d’anima
sera.
Dunque sera. Dove sferrare mondi a dismisura,
che di questo ho già fatto colazione
e non respiro.
E se potessi allora respirare
dovrei dire a qualcuno di non farlo:
non costringermi solo a immaginare.
Avremmo scritto.
Tu l’hai capito, cara:
io la vita la scrivo.
Da lontano.


Deserto, ancora

mondiran-1

85° giorno di navigazione.

Qualche costellazione ancora se il cielo non si copre

Stelle

fiamme

lame:

difficile distinguere.

Tra l’altro, nessun verso animale.

86° giorno di navigazione

Anima sulla sedia balla il mondo: ubriacarsi ancora?

Questi riflessi danno una visione che invoglia l’apatia. Dormire? C’è rischio di non svegliarsi.

C’era una fonte dietro la mia casa: somigliava ai tuoi occhi.

87° giorno di navigazione.

Perfino spingere diventa un improbabile accennato.

Corde tese da vento. Ma cadono le mani.

Ti raccomanderei la mia figura intrappolata dentro una cornice sul cassettone presso il caminetto. E una fiamma a illuminare l’ora.

88° giorno di navigazione.

Tu non riceverai altro che vuoto. Frammenti forse.

C’è silenzio nell’aria.

Quindi mi cadi in braccio come un sogno. Non mi aspettavo tanto.

89° giorno di navigazione.

Non si vede più nulla.

Astrali erano le forme che s’alternavano presso il parapetto. Scricchiolanti. Cioè, legno si schianta giorno dopo giorno.

Separato a malincuore dalla mia cantina.

90° giorno.

L’infinito è di ghiaccio.


terzo lembo di vita

Van Gogh

mi accorgerò di scriverti i capelli
in un’acqua che sosta
e da lontano.
Ti scriverò la mano
ma non la sera
che si riveste d’altre condizioni
e dee
farfalle
aspidi segnati
da una sete infinita
mi accorgerò di scriverti la vita
e nel riflesso di una tua scrittura
l’altro giorno la mia
quando parlavo con la forma incerta
di questa tua scontrosa primavera
prima di me
domani
e un’altra immaginata persistenza
– c’era un astro bagnato dalla luna –
tu sorridevi
apatica.

Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti” di prossima pubblicazione.


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