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Alcune “chiuse” di I. Brodskij

Tratte da I. Brodskij, “E così via”, Adelphi, 2017

Vorrei che tu fossi qui, cara mia,
in questa parte di terra
mentre seduto in veranda
sorseggio una birra.
E’ sera, il sole cala;
i ragazzi urlano, stridono i gabbiani.
Che senso ha dimenticare
se poi alla fine si muore.
(I. Brodskij, Una canzone)

Raro,
forse il solo visitatore
di questi luoghi, ho il diritto, credo,
di descrivere senza abbellimenti
quanto osservato. Eccolo il nostro piccolo Valhalla,
la nostra tenuta molto trascurata nei domini
del tempo, con un pugno di anime censite,
con terreni dove forse non è dato
a una falce affilata imperversare troppo
e dove i fiocchi di neve turbinano lenti, perfetto
esempio del contegno da tenere nel vuoto.
(I. Brodskij, Postilla a previsioni meteorologiche)

Quando, solo su un deserto altipiano, stai
sotto l’immensa cupola dell’Asia nel cui azzurro
di rado un angelo o un pilota diluiscono l’appretto;
quando sussulti al pensiero della tua pochezza
ricorda: lo spazio, al quale, sembra, niente è necessario,
ha un bisogno estremo, tuttavia,
di uno sguardo da fuori, di un criterio del vuoto.
E solo tu puoi servire a questo scopo.
(I. Brodskij, Insegnamento)


vuoti d’aria

Hopper, approaching-a-city 1946
Com’è facile scavarti nella sera
senza nulla
e intavolare le conversazioni
mentre fingiamo d’essere esistenza
e accumuliamo fatti
dove una volta c’erano soffitte:
notti d’altri.
Oggi ci arrampichiamo per le scale
fermi presso una porta
e confortiamo il nostro smarrimento
che nessuno ha il coraggio di toccare
perché fa pena il vuoto
dove la notte corrono le stelle.

una vita di vento

George Clausen La lettura alla luce della lampada ca. 1909 - Leeds City Museum UK

E tu

quando sarai mattina

non scrivermi la notte

nella sopportazione di sapere

un’altra solitudine più grande

 

di questa immensa enorme indifferenza

di non sapere più, di non sentire

nulla di te

se nulla.

.


settembre

 

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Qualche volta abitavo settembre

quando il sole cadeva dalle nuvole insieme al mio stupore

e le ragazze indossavano le calze per snellire le gambe

mentre io mi disperdevo nella seta delle tue

e luna verso sera.

Abitavo settembre qualche volta

e sconsacrate notti con gli amici

a parlare di donne di di bugie,

ripetizioni spesso accavallate, tanto per stare insieme e per scordare

che non ce ne fregava niente di ricordare

(era chiaro che ci saremmo dimenticati tutti).

Ed abitavo settembre verso il mare

quando ci tornavo per sentire freddo

e magari inventarti

come fanno le onde con la brina

quando si bagna il mondo ed io mi asciugo

per distinguermi dalle solite conchiglie.

Poi mi abitavo quando mi abitavo

e probabilmente era sempre settembre

perché il tempo non era affatto chiaro

e risultava scomodo tenerne il conto

mentre fa bene passeggiare i giorni che ti passeggiano

a settembre.

Ora non è settembre e non saprei trovare un’altra data

un po’ per la solita pigrizia,

un po’ perché non abito né mi sento abitato,

un po’ perché quando passo non trovo più nessuno

neppure una conchiglia,

un paio di calze appese ai fili della luce,

un morto.

Oggi a settembre c’è la malinconia,

un vuoto

che mi costringe sempre a immaginare.


Penelope

Dalì

Tesso la notte come le giornate

e tesso le mie tele senza ore

tesso vuoti d’amore


Ce soir

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Ci sarebbero incontri inaspettati
se risalissi
o forse ancora scendere
ma il vento questa sera si riposa.
Inutilmente ti assaporerei.
Notte dilaga.


poche questioni d’infima influenza

hopper-finestra

Dunque dicevo: notte.
Mastodontiche eclissi
aggiornamenti
diversamente inabile capire
tra profumi di luna dimezzata
e condizioni come di passare
da un proposito all’altro
e dispiaciuto:
ma non sarebbe il caso di partire?
Disposizioni d’animo
insensate
coinvolgono palpiti e sussurri
in pratica:
ti distendevi tiepida fugace
e breve come è breve brevità
ti tenevi distante:
non si potrebbe spegnere il rumore?
Ma l’universo sta dove la porta
sbatte continuamente
e cose d’arte
come sai distinguono
e lo stridio, mia cara, lo stridio
sembra suono di sega o violoncello
come vuoi che ti sposti nel domani
o peggio ieri
e dove, dunque, io
se tu divergi
che s’alza vento
e la notte dibatte
questioni non adatte alla mia quiete
e la finestra
– ti dicevo –
un vuoto.


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